mercoledì 15 settembre 2010

Ex-Convento e Biblioteca delle Oblate, Firenze

Da qualche tempo ho scoperto un nuovo posto dove andare a studiare, talmente bello e tranquillo che ha in breve tempo soppiantato la solita biblioteca di quartiere e quella di facoltà: la Biblioteca delle Oblate.
La biblioteca, inaugurata due anni fa, è ospitata all’interno del complesso dell’ex convento delle Oblate, un bellissimo edificio trecentesco in stile tardo-romanico rinascimentale che, che per secoli ha costituito il reparto femminile del vicino Ospedale di Santa Maria Nuova, e che era appunto gestito dalle suore dell’ordine delle Oblate.
L’ex convento delle Oblate è stato recentemente restaurato completamente e riconsegnato alla città con una biblioteca pubblica multifunzionale, che custodisce circa 65.000 tra libri e riviste, ed ospita anche una caffetteria, una grande area wifi all’interno del chiostro ed un angolo dedicato ai bambini.

I locali della biblioteca sono un bell’esempio di convivenza tra antico e moderno, dove gli antichi soffitti con travi a vista e i pavimenti in cotto, sottolineati da luci calde, non cozzano con l’arredamento moderno, sobrio e lineare.
Dentro al complesso ci sono alcuni piccoli chiostri e corti interne, ed un grande chiostro centrale a tre piani, con un centro un enorme albero di magnolia, ed è proprio nel fresco e nella tranquillità del chiostro che mi piace studiare.

All’ultimo piano dell’edificio c’è un bel loggiato in parte coperto che ospita anche la caffetteria, e la vista che si gode da questo loggiato è semplicemente impareggiabile: la cupola di Brunelleschi del duomo di Santa Maria del Fiore si staglia davanti ai nostri occhi in tutto il suo splendore, a pochi metri di distanza dal loggiato, che essendo al terzo piano è proprio all’altezza del tamburo della cupola.

Nei giardini delle varie corti interne e anche nel loggiato all’ultimo piano sono esposte alcune sculture contemporanee di artisti famosi italiani di proprietà del Comune di Firenze. Proprio nel loggiato è posizionato un curioso oggetto che in pratica è un grosso cestino della spazzatura celato da una grossa seduta scultorea strategicamente posizionata davanti alla cupola del duomo.

È molto piacevole studiare e leggersi un buon libro o una rivista nella Biblioteca delle Oblate, ma non si viene qui solo per questo: ogni giorno vedo passare numerose comitive di turisti, soprattutto americani e giapponesi, che in silenzio sciamano per le corti ammirando l’edificio.
È possibile anche effettuare visite guidate gratuite del complesso delle Oblate, e sicuramente la farò appena ricominciano, perché sono previste ogni sabato mattina ma solo tra dicembre e marzo.

martedì 14 settembre 2010

Effetto Venezia

Effetto Venezia è una festa che coinvolge tutta la Venezia, non la città lagunare, ma il più antico quartiere di Livorno (leggi il mio racconto in questo post!), quello percorso dai numerosi fossi collegati al mare che le hanno dato il nome di "Venezia", anche se l'aspetto è assai diverso da quello della città vera e propria, canali d'acqua a parte.
Di solito si svolge in luglio, ma quest'anno è stata posticipata ad agosto a causa della presenza a Livorno in luglio di un altro festival, l'Italia Wave.
Inizialmente Effetto Venezia durava pochi giorni ed era una festa di rilevanza cittadina, ma col passare degli anni è diventata sempre più importante, grande e frequentata, così adesso dura dieci giorni e richiama gente da tutta la Toscana e anche oltre.
Io ci vado tutti gli anni, ma quest'anno mi sono goduta la festa un po' meno del solito perchè ci ho lavorato, anche se non mi sono mancate le occasioni per gironzolare un po' e vedere qualche spettacolo.

Ogni anno Effetto Venezia ha un tema principale che fa da filo conduttore a tutti gli eventi presenti in calendario (che sono tantissimi), quest'anno il tema era la poesia. Agli angoli delle strade poeti di strada declamavano poesie, dai loro versi a quelli di Dante, ci sono stati parecchi incontri con poeti e letterati provenienti dagli angoli della Terra più disparati...
Ma non c'è stata solo la poesia, ogni anno c'è anche il teatro, quello colto e quello di strada, mostre, concerti, danza, degustazioni, mercati, bancarelle di ogni tipo.... le location sono tantissime, disseminate in tutta la Venezia e non solo (quest'anno si sono varcati i confini di quartiere, parlando addirittura di "Effetto Livorno"), dalle due Fortezze, quella Vecchia e quella Nuova, alle piazze, alle viuzze, agli scali lungo i fossi.

Tutto il quartiere nel periodo di Effetto Venezia diventa una festa di luci, suoni, colori, voci, musica, cibo, vino.... la Venezia si anima, tutti i negozi, i ristoranti, le gallerie espositive, le bettole sono aperti fino a tarda notte, i fossi sono illuminati da milioni di lucine e sono tutto un via vai di barche, gozzi e battelli, perchè la vista della Venezia da dentro il fosso è impagabile, e all'apertura e alla chiusura ci sono sempre fuochi d'artificio e spettacoli particolari.Inoltre quest'anno la serata inaugurale di Effetto Venezia ha coinciso anche con la Notte Bianca, che si è svolta nel resto della città, soprattutto nella zona dello shopping compresa tra via Grande e via Ricasoli.

Quest'anno Effetto Venezia è coinciso con il Palio dell'Antenna, un palio marinaro che vede gareggiare i gozzi (barche a remi) dei quartieri storici cittadini, che si sfidano a colpi di remi nel porto e lungo i fossi, gli equipaggi devono raggiungere un'antenna, ossia un palo di legno molto alto, e poi scalarla per prendere il drappo appeso in alto: vince chi prende per primo il drappo, e non chi arriva primo col gozzo all'antenna (il traguardo). Io ho tifato per lo Shangay visto che il mio babbo ci vogava da giovane, ma quest'anno ha vinto il Salviano :-)

Anche quest'anno non ho rinunciato ad una cena al ristorante organizzato dall'associazione dei portuali, a base di cacciucco, polpo, fritto misto, battutacce e litri di vino, in un'atmosfera così tipicamente livornese da farmi venire le lacrime agli occhi, sia dalla commozione che dalle risate! Ma i posti dove si può mangiare sono tantissimi, disseminati ovunque, sono tutti aperti fino a tardi e spesso propongono menu speciali in occasione di Effetto Venezia.
Una sera ho disertato il lavoro per qualche ora e sono andata a vedere un reading di poesie di un poeta Cheyenne con accompagnamento di chitarra, nella spettacolare cornice della Fortezza Vecchia, ed è stato assolutamente emozionante. Dopo ho fatto una passeggiata lungo le mura della Fortezza e ho ammirato la mia città dall'alto della torre di Matilde, tutta luccicante e festaiola come non mai.
Sono riuscita anche ad andare alla lettura del ventunesimo canto dell'Inferno di Dante (quello dei malversatori) un canto che mi piace molto ma che non viene letto quasi mai.
Il mercato è enorme, disseminato lungo i fossi, e propone di tutto, dall'artigianato all'antiquariato, io ho comprato poche cose (soprattutto dischi e qualche t-shirt) causa mancanza di soldi, ma avrei svaligiato parecchie bancarelle!
La zona del marcatino è sempre la più affollata di gente, giovani, vecchi, famiglie con i bimbi...

Insomma, a me Effetto Venezia piace tantissimo, è la quintessenza dell'atmosfera labronica, per molto livornesi è un appuntamento imperdibile per vivere in festa la città, ed è sempre più frequentata da turisti e da gente che viene anche da parecchio lontano per partecipare alla festa.
Quella che è cominciata come una festa di quartiere adesso è diventato un evento che coinvolge l'intera città, e richiama a Livorno il resto d'Italia e del mondo.

Le foto di Effetto Venezia sono in questo post.

5 e 5 da Cecco

Se decideste di venire in vacanza a Livorno e voleste assaggiare la cosa più tipicamente labronica a parte il cacciucco non potreste proprio prescindere dalla torta (di ceci, per gli amici torta e basta).
Io sono un po' partigiana, ma secondo me come la fanno buona a Livorno non la fanno da nessun'altra parte, di sicuro non in Versilia e non in Liguria, dove la chiamano farinata o cecina...E per assaggiare la torta migliore vi manderei senza indugi da Cecco (o anche da Gagarin), da decenni il tortaio labronico per eccellenza.

Cecco è un pizza e torta strategicamente situato dietro piazza Mazzini, vicinissimo al porto e al centro di Livorno. Il locale non è molto grande, per cenare lì la prenotazione è quasi d'obbligo, ma si possono prendere pizze e torta anche da asporto.

Ora, dovete sapere che a Livorno la torta ha tutta una sua storia e soprattutto un suo perchè, è il top del cibo da strada, veloce, economica e squisita, ed ha i suoi riti e le sue regole.
In teoria è semplicissima, ci vuole solo acqua, farina di ceci e olio d'oliva, ma in pratica per farla venire perfetta ci vogliono anni di esperienza. Ci vuole il forno a legna, l'apposita teglia di rame usata da almeno 10 anni (non so perchè ma nelle teglie nuove non viene così buona), l'impasto va dosato alla perfezione, va coperto e lasciato riposare immobile per diverse ore ma va girato ogni tanto (con tempi di giramento stabiliti e rigorosi).
Il risultato è una sfoglia sottile, croccante fuori e cremosa e bollente dentro, non deve essere troppo secca nè troppo unta, e va condita con una macinata di pepe nero.La torta di solito si mangia come antipasto prima della pizza, e va chiesta ad etti.
Dalla torta deriva direttamente il mitico 5 e 5, ovvero pane e torta, il mio fast food preferito in assoluto (altro che McDonald!), tradizionalmente fatto col pan francese, anche se oggi viene fatto anche con le schiacciatine. Si chiama così perchè parecchio tempo fa costava 5 lire il pane e 5 lire la torta.
Qualcuno nel 5 e 5 ci ficca anche una fetta di melanzana grigliata, ma non io, a me piace nature!

Ecco, la torta di Cecco rispetta tutti i crismi, ed è squisita! I miei amici di Firenze quando vengono al mare a Livorno vengono sempre qui a mangiarla, primo perchè la torta è ottima, secondo perchè l'ambiente è quello tipico di Livorno: gente aperta e chiaccherona, atmosfera di porto, ironia a go-go e battutacce sui fiorentini.
Oltre alla torta da Cecco si mangia anche la pizza, ed anche quella è ottima. Le pizze sono di due dimensioni, piccole e grandi, ma comunque anche quelle grandi sono un po' più piccole delle pizze comuni, sono di quelle spesse ma con la pasta sottile, fatte nelle tegliette di rame coi bordi alti... boh non so come spiegarla bene, è un tipo di pizza che mangio solo a Livorno, non l'ho mai trovata fatta così in altre città, e non so se riesco a farvi capire, ma è buonissima!

Da Cecco si spende poco e si mangia tanto e bene, l'atmosfera è gioviale e molto informale, è perfetto per satollarsi prima di una serata fun-fun... il locale è sempre pieno di gente, i coperti sono circa 30 e piuttosto ravvicinati, e spesso si deve aspettare un po' che si liberi un tavolo, ma ne vale la pena, e comunque il servizio è molto veloce.
L'apparecchiatura è molto spartana, ma d'altronde non siete mica al Gambero Rosso!

al mare a Calignaia

Oggi vi parlo di un'altra spiaggia della costa livornese, un'altra di quelle che frequento spesso e che mi piacciono tanto :-)
Anche questa è situata lungo la scogliera del Romito, a metà strada tra Livorno e Quercianella, precisamente all'altezza del ponte di Calignaia, anzi proprio sotto il ponte di Calignaia, reso celebre dai numerosi suicidi.
Accanto al ponte c'è il ristorante "il Romito", ed è proprio dietro al ristorante che c'è il sentiero di accesso alla spiaggia.

Essendo sul Romito anche questa spiaggia si raggiunge tramite un sentiero piuttosto scosceso che scende attraverso la macchia mediterranea. Il sentiero è abbastanza faticoso ma non molto pericoloso, ce ne sono di peggiori, io l'ho percorso anche di notte al buio e non sono mai precipitata! Però non è certo adatto a persone con scarsa mobilità come anziani, bimbi troppo piccoli e handicappati.

La spiaggia è racchiusa in una cala circondata dalla scogliera, ed è costituita perlopiù da sassi abbastanza piccoli e rotondi: si può scegliere quindi di mettersi direttamente sui sassi oppure sugli ampi e piatti scogli che la circondano, e che a me piacciono di più.
Gli scogli danno direttamente sull'acqua alta e quindi bisogna necessariamente tuffarsi, invece il vantaggio di questa spiaggia rispetto ad altre è sicuramente l'accesso al mare graduale, la spiaggia scende lentamente nell'acqua, quindi è molto più semplice fare il bagno, soprattutto per i bimbi e le persone che non sanno nuotare molto bene o hanno paura dell'acqua profonda.

L'acqua è verde e blu, trasparentissima, sotto il pelo si vedono benissimo gli scogli ricoperti di alghe, gli animaletti che li popolano, come pesci, ricci, cozze, io qualche volta ci ho trovato anche delle stelle marine, e per ammirare questo spettacolo non è neanche necessario essere dei sub, basta una maschera e un boccaglio, perchè la profondità non è eccessiva, almeno nel primo tratto.
L'altro vantaggio di Calignaia è proprio la presenza del grosso ponte soprastante: con il sole crea una grossa striscia d'ombra dove ci si può riposare e rinfrescare, nel caso non si tolleri bene il sole, che picchia duro! La spiaggia però è bella grande, quindi non si rischia mai che finisca completamente ricoperta dall'ombra. Nelle altre spiagge del Romito invece l'ombra è un vago miraggio... e poi qui, con il fatto che ci sono i sassi invece che gli scogli, si possono piantare gli ombrelloni.

La spiaggia è comoda da raggiungere, e spesso d'estate è anche sede di spiaggiate e festini on the beach, con tanto di falò e chitarre.
Gli scogli sul lato sinistro della cala (forse i più belli), grazie al passaparola sono da anni frequentati da sparuti gruppi di naturisti.

Secondo me questo è uno dei tratti più belli del Romito, soprattutto per la qualità dell'acqua e del fondale marino.
Le foto sono in questo post.

Museo Fiorentino della Preistoria "Paolo Graziosi"

Il terzo museo della giornata è stato il Museo Fiorentino della Preistoria.
Il museo è ospitato al primo piano dello storico convento delle Oblate, che ospita anche la Biblioteca delle Oblate. La sede è molto affascinante, un palazzo rinascimentale composto da più edifici e con diversi chiostri e loggiati; anche la biblioteca meriterebbe una visita, contiene anche l'archivio storico del comune.
Noi comunque siamo saliti al primo piano dove c'è il museo della preistoria e siamo entrati gratis grazie alle giornate europee del patrimonio, ma comunque il biglietto è molto economico, mi sembra due euro o poco più.

Il museo è piuttosto piccolino, appena si entra non c'è neanche un ambiente di filtro, si trova subito una stanza con la cassa a destra e l'inizio dell'esposizione. Proprio al centro c'è una teca che conserva lo scheletro di un orso preistorico delle Alpi Apuane, e devo dire che mi è sembrato piccolino!
In questa sala sono anche conservati alcuni teschi di specie diverse di uomini preistorici, tipo il neanderthal e il cro magnon.



Poi si prosegue nella sala principale, molto più ampia, dove è esposto il resto del materiale, organizzata in ordine cronologico.
L'esposizione è interessante, ci sono tanti strumenti come pietre appuntite, frecce, vasi di terracotta, due grosse steli che raffiguarano la dea madre e anche due scheletri che sono stati sepolti insieme, conservati sotto una teca.


La maggior parte dei reperti provengono da ritrovamenti toscani, molti dei quali nell'area fiorentina, ma ci sono anche pezzi provenienti da altre regioni, specialmente del sud Italia.
Il resto del museo è composto da pannelli illustrativi, fotografie e riproduzioni di ritrovamenti, come ad esempio una sepoltura con due scheletri, ma appunto, in fondo sono riproduzioni di vetroresina dipinta...
Ci sono anche due piccoli scenari di vita preistorica realizzati da due terze elementari, con gli omini di das e le capanne di steccolini, sicuramente i bambini si saranno divertiti a realizzarli ma per me erano assolutamente inutili.

La visita è durata poco perchè il museo è piccolo e la collezione non molto vasta, e beh si, è interessante, ma c'è sicuramente di meglio, non mi ha soddisfatta completamente. Però c'è da dire che il biglietto è assolutamente onesto ed il convento delle Oblate è un involucro bellissimo che comunque vale la pena di visitare.

Le Spiagge Bianche di Vada

Ogni estate mi viene voglia di andare al mare alle Spiagge Bianche di Vada, perchè come si prende il sole lì da nessun'altra parte, poi dopo una intera giornata a Vada mi passa la voglia e fino all'estate successiva sono a posto!
Non certo perchè non sia un bel posto, anzi è una spiaggia stupenda, e un giorno a Vada fa abbronzare come una settimanaa Livorno, ma soprattutto la domenica è super affollatissima, caotica e poco tranquilla.

A Vada si arriva comodamente con la macchina percorrendo l'Aurelia, poi si parcheggia nell'enorme posteggio e si raggiunge la spiaggia a piedi. E' una passeggiata di circa 10-15 minuti, ma farsela sotto il sole non è proprio il massimo...
Io di solito uso un'altro accesso, quello all'altezza del Lillatro, dove si può arrivare con la macchina vicinissimo alla spiaggia e scaricare comodamente persone, borse, ombrelloni e ghiacciaie; poi però si deve spostare la macchina in un parcheggio, perchè lì c'è il divieto di sosta e vigili sono onnipresenti e molto solerti nel fare le multe!

La spiaggia è lunghissima, sono diversi chilometri di sabbia candida e fine che congiungono Vada con Rosignano Solvay, con una bella pineta che fa da filtro tra la spiaggia e la strada.
Il colore bianco della sabbia non è proprio naturale, ma è dovuto alla vicina industria Solvay (quella del bicarbonato) che scarica in mare gli scarti della lavorazione della soda, che non sono assolutamente pericolosi, però sbiancano!
In lontananza si vede il lungo pontile che serve alle navi che trasportano le sostanze per la Solvay: attraccano in cima al pontile e scaricano la soda, che poi raggiunge l'industria tramite dei tubi enormi che serpeggiano un po' ovunque tra Vada e Rosignano.


La sabbia bianca e il mare azzurro chiaro fanno somigliare questo tratto di spiaggia ad un luogo tropicale, invece siamo sulla costa degli Etruschi... qua spesso si realizzano servizi fotografici, e da qualche anno si è sparsa la voce anche tra i turisti stranieri, tedeschi in primis, che vengono qui per passare una giornata al mare ed ammirare le famose spiagge bianche.
Sicuramente è una delle spiagge più comode della costa livornese, sia per l'accessibilità sia per il fatto che la sabbia è più agevole degli scogli, e poi c'è la pineta, che permette di rinfrescarsi all'ombra, fare un pisolino al fresco o pranzare comodamente seduti al tavolino. Questo la rende perfetta per le famiglie con bambini e anziani al seguito.
Ci sono anche uno o due stabilimenti balneari che affittano sdraio e ombrelloni, ma io vi consiglio di portarveli da casa (se proprio non riuscite a farne a meno) e sfruttare la spiaggia libera.Soprattutto la domenica le spiagge bianche si traformano in un mercatino all'aperto, sono tantissimi gli stranieri che vendono bigiotteria, accessori vari, tatuaggi all'hennè, ecc, ma passa sempre anche l'omino dei gelati e il mitico Cocco-Coccobello.

A Vada il sole picchia duro, ma non si patisce mai troppo caldo perchè è sempre rinfrescata dalla brezza e dalla pineta. Il vento costante permette agli appassionati di fare sport acquatici come il windsurf e il kitesurf, e non fa accorgere della potenza del sole, infatti le scottature di Vada sono ormai proverbiali e leggendarie...
Eccolo qui il segreto della super-abbronzatura di Vada, oltre al vento: tutto quel bianco riflette il sole e i raggi sono moltiplicati!
Quindi attrezzatevi con la protezione solare, ne ho vista tanta di gente venir via da Vada con la pelle rossa fosforescente!

lunedì 13 settembre 2010

L'Abbazia di San Galgano, l'Eremo di Montesiepi e la Spada nella Roccia

Erano anni che sentivo parlare di questo luogo e desideravo tanto andarci... alla fine ci sono riuscita, e ho visitato l'abbazia e l'eremo di San Galgano per pasquetta del 2006, in compagnia di amici.
Non siamo stati furbissimi a scegliere il giorno, San Galgano per pasquetta era letteralmente assediato di turisti in vena di scampagnate come noi, e c'era un gran casino dappertutto... credo che si possa godere meglio del fascino di questo luogo con una maggior tranquillità e meno schiamazzi.
Però pazienza, il luogo è talmente bello e suggestivo che vale comunque la pena!

Arrivati nei pressi di San Galgano abbiamo lasciato le macchine nel grosso parcheggio ai piedi della collina, e ci siamo incamminati subito in direzione dell'eremo di Montesiepi, decisi a vedere prima quello e poi l'abbazia, che si trova in fondo alla valle.
Ci siamo avviati lungo il sentiero, godendoci una bella passeggiata nel verde, che se fosse anche stato silenzioso sarebbe stato il massimo, comunue...

Prima di partire ci eravamo informati approfonditamente sulla storia di questi luoghi e del santo, così molti di noi (soprattutto quei 3 fissati con i templari e leggende simili) smaniavano di vedere la famosa spada nella roccia di San Galgano, che è conservata appunto nell'eremo di Montesiepi.
L'eremo è una piccola cappella a pianta circolare, dall'architettura molto semplice e spartana, sormontata da una bella cupola formata da mattoni e pietre disposte a strati circolari, molto particolare ed interessante.

Ma la cosa che ci ha attirato tutti fin qua è la spada nella roccia: non quella leggendaria di Artù, ma quella realmente esistente di San Galgano, cavaliere del 1100 circa, che dopo una vita dissoluta a base di carneficine e gozzovigliamenti decide di consacrsi alla preghiera: si isolò in quest'eremo, e piantò la sua spada nella pietra, usandola come croce per le sue preghiere.
Quando morì fu fatto santo, e il luogo attirò pellegrinaggi e monaci, fino alla realizzazione della potente e imponente abbazia, che per secoli ha dominato il territorio circostante.
Entrando nell'eremo la spada si vede subito, se ne sta lì, piantata nella sua roccia e protetta da uno spesso cristallo, per evitare che venga sciupata dai continui toccamenti e anche per scongiurare qualsiasi disgrazia dovuta ai tentativi di scalzarla: pare infatti che chi ci provi faccia una fine pessima...
A testimonianza di ciò nella cappellina a fianco è conservata una reliquia, due bracci rinsecchiti che pare fossero appartenuti a due fratelli che tentarono il colpo, ma furono puntiti dal cielo per tale oltraggio.
Ovviamente visti i miei gusti macabri, i bracci rinsecchiti mi hanno letteralmente conquistata, anche se non credo alla storia della fulminazione divina!

La visita all'eremo in fondo dura poco, l'edificio è piccolissimo, e da vedere c'è solo la spada e la cappellina dei bracci, quindi ci siamo incamminati lungo il sentiero in discesa che porta fino all'abbazia vera e propria.
Qui lo spettacolo è magnifico: nonostante l'abbazia sia in rovina da secoli il suo fascino è immutato, e si leggono ancora nelle vecchie pietre le storie dei monaci, degli uomini brucianti di fede che hanno eretto questo edificio.Una splendida chiesa in stile gotico, edificata nel XIII secolo secondo i canoni dell'architettura cistercense, ricca di riferimenti stilistici che riportano al linguaggio senese e a quello pisano...L'abbazia è ormai sconsacrata da secoli, non c'è più nè la copertura nè il pavimento, molte sue parti sono crollate, e la natura si è lentamente riappropriata di ciò che era suo, anche se qualche restauro conservativo c'è stato...

Ma questo stato di rovina non fa sembrare l'abbazia abbandonata, ma semmai perfettamente reintegrata con il paesaggio, e per chi ha fede è un luogo comunque ricco di misticismo: le pietre sono lisciate da secoli e secoli di passi uman, di ginocchia in preghiera, di vento, pioggia e sole. Alzando gli occhi si vede il cielo, luminoso e azzurrissimo di giorno, profondo e stellato di notte... quale miglior pavimento se non la verde erbetta? è come se il paesaggio delle colline e la chiesa si fossero fuse insieme... un concetto molto francescano direi!

Intorno alla chiesa si snodavano gli altri edifici abbaziali, per la maggior parte nello stesso stato della chiesa, gli ambienti meglio conservati sono il delizioso chiostro interno e la sala capitolare, con le sue belle voltine sorrette da due colonnine semplici e solide.

Alla fine della visita ci siamo concessi dei panini e qualche bicchiere di vino nella vicina osteria-bar-tavola calda, situata vicino al parcheggio (complimenti per i formaggi e per il salame di cinghiale!), e poi siamo andati a rilassarci sui prati che circondano l'abbazia.

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