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mercoledì 27 aprile 2011

una gita in Mugello

Qualche settimana fa ho organizzato una gita domenicale in Mugello, una zona davvero bellissima, ricca di arte, architettura, storia, cultura e paesaggi fantastici. Era tanto che volevo fare questa gita, e mi sono documentata e organizzata per bene prima di partire. Molte delle attrazioni che volevo visitare hanno orari e giorni di apertura particolari, quindi bisognava studiare bene le tappe e il percorso per non trovarsi di fronte a delle porte chiuse (anche se qualcuna c’è stata comunque).
Come percorso ho utilizzato quello proposto dalla comunità montana del Mugello sulle tracce dei Medici, che trovate in questa pagina.

Siamo partiti da Firenze seguendo la via Bolognese fino a raggiungere il Borgo di Scarperia, dove abbiamo visitato il palazzo dei Vicari ed il delizioso abitato. Quindi siamo andati a Sant’Agata per visitare la bella pieve romanica, trovando un borghetto medievale ancora più carino di Scarperia, una vera sorpresa.
Poi siamo andati a vedere il convento di Bosco ai Frati, raggiungibile tramite una stradina che serpeggia tra dolci colline e campi orlati di cipressi e lambiti dal bosco. Il convento è davvero bello, un luogo molto mistico e tranquillo, e la stradina mi è proprio rimasta nel cuore :-) il convento tuttora ospita dei frati francescani quindi ha orari di apertura al pubblico molto ristretti (solo il venerdì, sabato e domenica dalle 11.45 alle 12.30 e dalle 18 alle 18.45), tenetene di conto quando organizzate il percorso!
Infine siamo andati a vedere due ville medicee, la villa di Cafaggiolo ed il Castello di Trebbio. Purtroppo ho potuto vederli solo dall’esterno (e ne vale comunque la pena) perché il primo è chiuso per restauri ed il secondo è privato, e visitabile solo in occasioni speciali e previa prenotazione.

Nei prossimi post tutti i dettagli sui luoghi del Mugello :-)

giovedì 10 febbraio 2011

spiaggia di Calignaia, Livorno

Ecco finalmente le mie foto della spiaggia di Calignaia, sicuramente una delle mie preferite del litorale di Livorno!
Mare cristallino, scogliera a picco e colline ricoperte di macchia mediterranea… davanti agli occhi le isole dell’arcipelago toscano ed il promontorio con il castel Sonnino che domina il paesaggio. Un posto davvero supendo!
Per tutte le informazioni su Calignaia leggi questo post!

tuffi dagli scogli di Calafuria

domenica 24 ottobre 2010

Escursione al Passo di Dante - San Giuliano Terme

Per il 25 Aprile siamo andati a fare un'escursione di trekking e la meta scelta è stato il Passo di Dante, amena località nei paraggi di San Giuliano Terme (provincia di Pisa) che si chiama così perchè fu citato proprio da Dante nel XXXIII canto dell'inferno, dove lo descrive come il "monte per cui i Pisan veder Lucca non ponno".
Infatti il Monte San Giuliano in questo preciso punto divide la piana Pisana da quella di Lucca, ed impedisce la vista reciproca alle due città.
I versi di Dante testimoniano anche il secolare astio verso i pisani, malvoluti un po' dappertutto ;-P


il monumento con la lapide che ricorda i versi di Dante

Tornando alla nostra gita, si tratta di una bella camminata attraverso i Monti Pisani, lungo sentieri CAI ben segnalati che girano intorno alle alture e che offrono vedute diverse ad ogni svolta.
Stando proprio sul passo di Dante si gode di una vista spettacolare: alla nostra destra la città di Lucca, di cui si distinguono bene le mura antiche, e alla sinistra si apre la piana Pisana, si vede tutta Pisa dall'alto e si distinguono anche la Torre Pendente ed il Duomo dell'Assunta. Non era una giornata particolarmente limpida, ma la vista riusciva a spaziare da Viareggio fino a Livorno e alle Colline Livornesi... Oltre la pianura scintilla il mare, e si distinguono bene anche le isole dell'Arcipelago Toscano.

da qui si vede Pisa!

E' un percorso piuttosto facile anche se abbastanza faticoso a causa delle salite. Comunque ve lo consiglio, il dolce paesaggio dei Monti Pisani merita lo sforzo, e la vista di cui si gode dal Passo di Dante è la giusta ricompensa alla fatica fatta per raggiungerlo!


di qua invece si vede Lucca!
Francy fa la giocoliera
il sole tramonta oltre la capoccia di Dante

martedì 14 settembre 2010

al mare a Calignaia

Oggi vi parlo di un'altra spiaggia della costa livornese, un'altra di quelle che frequento spesso e che mi piacciono tanto :-)
Anche questa è situata lungo la scogliera del Romito, a metà strada tra Livorno e Quercianella, precisamente all'altezza del ponte di Calignaia, anzi proprio sotto il ponte di Calignaia, reso celebre dai numerosi suicidi.
Accanto al ponte c'è il ristorante "il Romito", ed è proprio dietro al ristorante che c'è il sentiero di accesso alla spiaggia.

Essendo sul Romito anche questa spiaggia si raggiunge tramite un sentiero piuttosto scosceso che scende attraverso la macchia mediterranea. Il sentiero è abbastanza faticoso ma non molto pericoloso, ce ne sono di peggiori, io l'ho percorso anche di notte al buio e non sono mai precipitata! Però non è certo adatto a persone con scarsa mobilità come anziani, bimbi troppo piccoli e handicappati.

La spiaggia è racchiusa in una cala circondata dalla scogliera, ed è costituita perlopiù da sassi abbastanza piccoli e rotondi: si può scegliere quindi di mettersi direttamente sui sassi oppure sugli ampi e piatti scogli che la circondano, e che a me piacciono di più.
Gli scogli danno direttamente sull'acqua alta e quindi bisogna necessariamente tuffarsi, invece il vantaggio di questa spiaggia rispetto ad altre è sicuramente l'accesso al mare graduale, la spiaggia scende lentamente nell'acqua, quindi è molto più semplice fare il bagno, soprattutto per i bimbi e le persone che non sanno nuotare molto bene o hanno paura dell'acqua profonda.

L'acqua è verde e blu, trasparentissima, sotto il pelo si vedono benissimo gli scogli ricoperti di alghe, gli animaletti che li popolano, come pesci, ricci, cozze, io qualche volta ci ho trovato anche delle stelle marine, e per ammirare questo spettacolo non è neanche necessario essere dei sub, basta una maschera e un boccaglio, perchè la profondità non è eccessiva, almeno nel primo tratto.
L'altro vantaggio di Calignaia è proprio la presenza del grosso ponte soprastante: con il sole crea una grossa striscia d'ombra dove ci si può riposare e rinfrescare, nel caso non si tolleri bene il sole, che picchia duro! La spiaggia però è bella grande, quindi non si rischia mai che finisca completamente ricoperta dall'ombra. Nelle altre spiagge del Romito invece l'ombra è un vago miraggio... e poi qui, con il fatto che ci sono i sassi invece che gli scogli, si possono piantare gli ombrelloni.

La spiaggia è comoda da raggiungere, e spesso d'estate è anche sede di spiaggiate e festini on the beach, con tanto di falò e chitarre.
Gli scogli sul lato sinistro della cala (forse i più belli), grazie al passaparola sono da anni frequentati da sparuti gruppi di naturisti.

Secondo me questo è uno dei tratti più belli del Romito, soprattutto per la qualità dell'acqua e del fondale marino.
Le foto sono in questo post.

lunedì 13 settembre 2010

L'Abbazia di San Galgano, l'Eremo di Montesiepi e la Spada nella Roccia

Erano anni che sentivo parlare di questo luogo e desideravo tanto andarci... alla fine ci sono riuscita, e ho visitato l'abbazia e l'eremo di San Galgano per pasquetta del 2006, in compagnia di amici.
Non siamo stati furbissimi a scegliere il giorno, San Galgano per pasquetta era letteralmente assediato di turisti in vena di scampagnate come noi, e c'era un gran casino dappertutto... credo che si possa godere meglio del fascino di questo luogo con una maggior tranquillità e meno schiamazzi.
Però pazienza, il luogo è talmente bello e suggestivo che vale comunque la pena!

Arrivati nei pressi di San Galgano abbiamo lasciato le macchine nel grosso parcheggio ai piedi della collina, e ci siamo incamminati subito in direzione dell'eremo di Montesiepi, decisi a vedere prima quello e poi l'abbazia, che si trova in fondo alla valle.
Ci siamo avviati lungo il sentiero, godendoci una bella passeggiata nel verde, che se fosse anche stato silenzioso sarebbe stato il massimo, comunue...

Prima di partire ci eravamo informati approfonditamente sulla storia di questi luoghi e del santo, così molti di noi (soprattutto quei 3 fissati con i templari e leggende simili) smaniavano di vedere la famosa spada nella roccia di San Galgano, che è conservata appunto nell'eremo di Montesiepi.
L'eremo è una piccola cappella a pianta circolare, dall'architettura molto semplice e spartana, sormontata da una bella cupola formata da mattoni e pietre disposte a strati circolari, molto particolare ed interessante.

Ma la cosa che ci ha attirato tutti fin qua è la spada nella roccia: non quella leggendaria di Artù, ma quella realmente esistente di San Galgano, cavaliere del 1100 circa, che dopo una vita dissoluta a base di carneficine e gozzovigliamenti decide di consacrsi alla preghiera: si isolò in quest'eremo, e piantò la sua spada nella pietra, usandola come croce per le sue preghiere.
Quando morì fu fatto santo, e il luogo attirò pellegrinaggi e monaci, fino alla realizzazione della potente e imponente abbazia, che per secoli ha dominato il territorio circostante.
Entrando nell'eremo la spada si vede subito, se ne sta lì, piantata nella sua roccia e protetta da uno spesso cristallo, per evitare che venga sciupata dai continui toccamenti e anche per scongiurare qualsiasi disgrazia dovuta ai tentativi di scalzarla: pare infatti che chi ci provi faccia una fine pessima...
A testimonianza di ciò nella cappellina a fianco è conservata una reliquia, due bracci rinsecchiti che pare fossero appartenuti a due fratelli che tentarono il colpo, ma furono puntiti dal cielo per tale oltraggio.
Ovviamente visti i miei gusti macabri, i bracci rinsecchiti mi hanno letteralmente conquistata, anche se non credo alla storia della fulminazione divina!

La visita all'eremo in fondo dura poco, l'edificio è piccolissimo, e da vedere c'è solo la spada e la cappellina dei bracci, quindi ci siamo incamminati lungo il sentiero in discesa che porta fino all'abbazia vera e propria.
Qui lo spettacolo è magnifico: nonostante l'abbazia sia in rovina da secoli il suo fascino è immutato, e si leggono ancora nelle vecchie pietre le storie dei monaci, degli uomini brucianti di fede che hanno eretto questo edificio.Una splendida chiesa in stile gotico, edificata nel XIII secolo secondo i canoni dell'architettura cistercense, ricca di riferimenti stilistici che riportano al linguaggio senese e a quello pisano...L'abbazia è ormai sconsacrata da secoli, non c'è più nè la copertura nè il pavimento, molte sue parti sono crollate, e la natura si è lentamente riappropriata di ciò che era suo, anche se qualche restauro conservativo c'è stato...

Ma questo stato di rovina non fa sembrare l'abbazia abbandonata, ma semmai perfettamente reintegrata con il paesaggio, e per chi ha fede è un luogo comunque ricco di misticismo: le pietre sono lisciate da secoli e secoli di passi uman, di ginocchia in preghiera, di vento, pioggia e sole. Alzando gli occhi si vede il cielo, luminoso e azzurrissimo di giorno, profondo e stellato di notte... quale miglior pavimento se non la verde erbetta? è come se il paesaggio delle colline e la chiesa si fossero fuse insieme... un concetto molto francescano direi!

Intorno alla chiesa si snodavano gli altri edifici abbaziali, per la maggior parte nello stesso stato della chiesa, gli ambienti meglio conservati sono il delizioso chiostro interno e la sala capitolare, con le sue belle voltine sorrette da due colonnine semplici e solide.

Alla fine della visita ci siamo concessi dei panini e qualche bicchiere di vino nella vicina osteria-bar-tavola calda, situata vicino al parcheggio (complimenti per i formaggi e per il salame di cinghiale!), e poi siamo andati a rilassarci sui prati che circondano l'abbazia.

Il Viale dei Cipressi di Bolgheri

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.

Mi riconobbero, e - Ben torni omai -
Bisbigliaron vèr me co 'l capo chino -
Perché non scendi? perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.

Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate
Tue d'una volta: oh, non facean già male!

Anche questa volta l'introduzione colta è d'obbligo! Con questa poesia, "Davanti a San Guido", il Carducci celebra questi cipressi di Bolgheri, il paese dove ha vissuto 10 anni e dove regnava la sua nonna Lucia (lui era di Castagneto, 10 km più in giù!), e racconta anche che da piccino ai cipressi gli tirava le sassate!Questa zona la conosco benissimo, ci sono venuta tante volte fin da bambina, quando in quinta elementare la gita a Bolgheri e Castagneto è d'obbligo, con tanto di recita finale di poesie del Carducci e disegni del celebre viale dei cipressi...
Il viale dei Cipressi collega il borgo di Bolgheri alla via Aurelia, proprio all'altezza dell'oratorio di San Guido, un piccolo eremo a pianta ottagonale veramente interessante costruito nel '700 e dedicato al santo patrono di Bolgheri, Guido Della Gherardesca (ti pareva!) e molto amato anche a Castagneto.Partendo da San Guido si comincia a risalire il viale, per percorrere quei 4 chilometri che portano a Bolgheri.

Io consiglio vivamente di fare la passeggiata a piedi, anche se non c'è il marciapiede il viale è dirittissimo e poco trafficato, è molto difficile venire schiacciati da una macchina, perchè la si vede arrivare parecchio prima e ci si sposta di lato.
Il viale è affiancato da due filari paralleli di cipressi enormi, ormai secolari, molto fitti, ma non abbastanza da non lasciar filtrare oltre lo sguardo.
Già i cipressi rendono il viale suggestivo, ma quello che davvero affascina è il paesaggio che c'è oltre: colline dolci e verdi, gialle, marroni, ocra, un milione di sfumature, coltivate e a viti e ulivi, un paesaggio rilassante e bucolico che fa sognare milioni di turisti... Direi che è l'immagine perfetta del tipico paesaggio toscano che tutti abbiamo in mente: colline, vitigni, oliveti, cipressi, borghi medievali, profumi, colori...
Più oltre poi le colline diventano più alte e si ricoprono di macchia mediterranea, fino a disegnare il profilo dello spartiacque della catena, che segna anche il confine con il comune di Sassetta e quindi con il territorio pisano.

I terreni che affiancano il viale dei Cipressi fanno parte della Tenuta di San Guido, ovvero il pezzo di terreno coltivato a vite più prezioso del mondo: qui si fanno i vini rossi più pregiati in assoluto, ovvero il Sassicaia e l'Ornellaia, il primo forse più famoso e "nobile" del secondo.
Quando uno dei Della Gherardesca (ora non ricordo quale) decise di mettersi a produrre vino rosso sui suoi terreni compresi tra Bolgheri e l'Aurelia (terreni poveri, pieni di sassi e considerati poco adatti alla produzione di vini di qualità) qualcuno tra i suoi amici lo prese in giro dicendogli "ma cosa vuoi che ci cresca su quella sassicaia!". Ebbene, ci crebbe il vino migliore del mondo, e il Della Gherardesca orgogliosamente lo chiamò Sassicaia.

una gita a Bolgheri

Bolgheri, un antico borgo immerso nelle dolci colline toscane, protetto dal suo castello dalle mura rosse, è ormai indissolubilmente legato alla figura del Carducci, che è nato qui vicino, a Castagneto Carducci, ed a Bolgheri ha vissuto per 10 anni.
Qui viveva la sua amatissima nonna Lucia, e qui è stata sepolta.. Lucia è una vera celebrità del posto, quasi più amata del Carducci stesso, che l'ha anche citata nella sua poesia "Davanti a San Guido":

Di cima al poggio allor, dal cimitero,
Giù de' cipressi per la verde via,
Alta, solenne, vestita di nero
Parvemi riveder nonna Lucia:

La signora Lucia, da la cui bocca,
Tra l'ondeggiar de i candidi capelli,
La favella toscana, ch'è sì sciocca
Nel manzonismo de gli stenterelli,
....
O nonna, o nonna! deh com'era bella
Quand'ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest'uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor!

Deh come bella, o nonna, e come vera
È la novella ancor! Proprio così.
E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,

Sotto questi cipressi, ove non spero,
Ove non penso di posarmi più:
Forse, nonna, è nel vostro cimitero
Tra quegli altri cipressi ermo là su.

Questo è solo uno stralcio, la poesia intera è troppo lunga ma è bellissima, vi consiglio di leggerla, profondamente nostalgica di questi luoghi e anche piuttosto ironica a tratti.

Bolgheri lo conosco benissimo (così come Castagneto), ci sono venuta tante di quelle volte da bimba, col mio nonno e in gita scolastica... poi ci sono tornata da grande, per qualche scampagnata, e poi ci sono tornata ancora e ancora per preparare ben 3 esami di urbanistica e analisi territoriale, ed ho scelto sempre questo territorio, visto che ormai lo conosco come le mie tasche, forse anche meglio dei Della Gherardesca, la nobile famiglia che vive qui da secoli e secoli, discendenti di Ugolino, e che oggi vivono ancora qui e possiedono enormi tenute private.
Si arriva a Bolgheri percorrendo il viale dei Cipressi (di cui vi parlerò più avanti), e mano a mano che si sale verso il borgo si entra in un'atmosfera protetta, isolata dal caos e dalla modernità...
Alla fine del viale la porta di Bolgheri si para davanti a noi: è l'ingresso al castello, circondato dalle sue belle mura di mattoni rossi, con lo stemma del paese, che poi è praticamente lo stesso dei Della Gherardesca.
Il borgo è piccolo, intimo, richiuso su se stesso, ma allo stesso tempo perfettamente integrato con il territorio circostante, domina il paesaggio da secoli, sia visivamente che praticamente: è arroccato su un crinale, e per questo ha una forma allungata.

Passata la porta si arriva in una piccola piazzetta veramente deliziosa, alla destra c'è la chiesina di San Sebastiano, di fronte a noi un giardino piccolo ma curato, con un piccolo pozzo antico, sembra una cartolina...
Da qui si comincia a risalire la viuzza del paese, una tipica stradina medievale, piena di botteghe artigianali che vendono prodotti tipici, vini, artigianato locale...
Quindi si raggiunge presto la piazza principale del paese: una piazza piccola e ben curata, con uno spazio verde fresco e piacevole, circondato dalle casette dalla tipica architettura medievale toscana. Qui c'è una statua che raffigura nonna Lucia, la mitica nonna del Carducci, adorata dal popolo e dal nipote...
E' la statua di una vecchietta seduta, non sembra nulla di che, ma chiunque di voi abbia amato tanto una nonna non potrà non sentire una strizza di tenerezza guardandola.

Proseguendo la passeggiata lungo le stradine di Bolgheri si incontrano antichi portali ad arco, finestrelle fiorite, scalinate ripide ornate di piante, insomma quella atmosfera da piccolo borgo di campagna, tranquilla, riservata ma accogliente, così perfetta da sembrare una tipica immagine da cartolina della Toscana.
Il borgo è piccolissimo, praticamente finisce con le due viuzze dietro la piazza di nonna Lucia, ma qua dietro c'è una piccola sorpresa per il visitatore: un minuscolo delizioso cimitero, un bel giardino con antiche lastre di pietra, le scritte ormai consumate dai secoli... qua è sepolta nonna Lucia, questo è il cimitero che il Carducci ricordava con straziante nostalgia.

Bolgheri si visita in neanche mezza giornata, ma è davvero un borgo delizioso, chiunque ci sia stato se lo porta nel cuore, vale proprio la pena di farci un salto, e poi magari dedicare il resto della giornata a Castagneto Carducci (e un bel piatto di cinghiale alla castagnetana già che ci siete!).
La visita diventa addirittura imperdibile per gli appassionati di vini: questa infatti è la zona di produzione di quelli che sono universalmente riconosciuti come i migliori vini italiani e mondiali, ovvero il Sassicaia e l'Ornellaia.
Qui potete percorrere la strada del vino, che vi porterà ad ammirare i vitigni, ad entrare nelle cantine, a conoscere i produttori, e infine ad assaggiare il frutto della terra nelle enoteche.

domenica 5 settembre 2010

al Mare sugli scogli di Calafuria, Livorno


Ecco qui un'altra delle mie spiagge scogliose, forse quella che preferisco più di tutte e dove vado al mare più spesso!Anche questa si trova lungo la scogliera del Romito, tra Livorno e la frazione di Quercianella, per la precisione all'altezza della torre di Calafuria.


Per arrivare qui dovete scendere da Livorno in direzione sud, quando vedete la torre di Calafuria con accanto l'omonimo bar-ristorante-discoteca fermatevi, ci siete.La macchina va lasciata lungo la strada, se non arrivate presto la mattina voi e la vostra macchina siete spacciati, per arrivarci sono vivamente consigliati motorini, bici, bus e piedi.
A questo punto scavalcate il guardrail e trovate uno dei tanti sentierini che portano giù agli scogli, sono abbastanza facili da percorrere e non troppo pericolosi, ma purtroppo non sono proprio accesibili a disabili, bambini molto piccoli e nonnine da spiaggia.Una volta arrivati agli scogli si gode di una vista meravigliosa: il mare blu con le isole all'orizzonte, e le colline livornesi, verdi di macchia, che corrono a picco verso il mare e in fondo si trasformano in scogli ampi, lisci e piatti.
Il tratto di mare è molto frequentato soprattutto nei weekend, ma un posto si trova quasi sempre.


Lo scoglio non è comodo e agevole come una spiaggia di sabbia, qualcuno si lamenta che è duro, che ha i bozzi, che non si può piantare l'ombrellone, ma vi assicuro che il posto è di una bellezza sconcertante e alle scomodità ci si passa sopra. L'ombrellone non è indispensabile, la sdraio nemmeno, e gli scogli sono così lisci e piatti che non sono poi così scomodi.
L'acqua è bellissima, pulita e trasparente, ed è subito fonda, non scende lentamente come una spaiggia, ottima per i tuffi, ma la conformazione particolare degli scogli screa una serie di piccole vasche e canali di basso livello collegati al mare dove si possono bagnare anche i pochi sfortunati che non sanno nuotare o hanno paura dell'acqua alta e degli scogli. Però vi assicuro che fare il bagno qua non è affatto pericoloso, ovviamente in condizioni normali, se c'è mareggiata morirete quasi sicuramente spiaccicati su uno scoglio.
Il fondale roccioso è ricchissimo di vita, e questo rende Calafuria una meta molto frequentata dai subaquei di tutta Italia.

La spiaggia è libera, non attrezzata e totalmente gratuita (come è giusto che sia), l'unica concessione alle comodità è che ogni tanto passa il mitico omino dei gelati.



Come vi ho già detto la costa del Romito è bellissima, ci sono dei posti per andare al mare spettacolari e davvero inaspettati, Livorno è molto sottovalutata dagli italiani, ma i Tedeschi si sa che hanno fiuto per i posti belli e sconosciuti, infatti stanno scoprendo il tratto di costa livornese e sono ogni anno di più.
Questo è sicuramente uno dei tratti di costa più suggestivi, è ancora un luogo molto selvaggio e poco o mulla modificato dalla mano dell'uomo.
Dovete proprio venirci!

Cala del Leone, Livorno

Questa spiaggia di Livorno la conosco benissimo, ci sono andata al mare tante di quelle volte, da quando avevo 14 anni ad ora... è una delle mie spiagge preferite! Quando ero adolescente andavo sempre e solo alla Cala (è uno dei posti più in tra i giovani livornesi), negli ultimi anni giro anche altri posti, ma ogni tanto alla Cala ci torno sempre!

Nel titolo ho scitto che la Cala del Leone è una spiaggia estrema, ed ora vi spiego perchè... in pratica non c'è niente di semplice qua, ma è un posto bellissimo e vale la pena sbattersi un po'.
Per arrivarci prendete il Romito da Livorno in direzione sud, passate il ponte di Calignaia, passate il ristorante romito e arrivate fin quasi a Quercianella: prima di Quercianella c'è una curva stretta, e sulla sinistra un mini-parcheggio sterrato: qui c'è la Cala del Leone.
Da lì sopra la strada non potete vederla, perchè tipo 30 metri più in basso, in fondo alla scogliera, ma vi accorgerete di essere arrivati grazie alle centinaia di motorini parcheggiati e al via vai di gente che oltrepassa il guardrail.
Ecco, scavalcate il guardrail, e eventualmente pedinate qualche livornese più esperto: troverete un sentiero (ma sentiero è una parola grossa) che scende lungo la scogliera fino a raggiungere la spiaggia.
La discesa è abbastaza ripida e pericolosa, attenzione a non scivolare, potreste anche spiaccicarvi! per fortuna nel primo tratto c'è la macchia, se si cade ci si può sempre abbarbicare ad un leccio o ad un ginepro, ma nell'ultimo tratto si tratta di una vera e propria scalata sulla roccia nuda!

Una volta arrivati in fondo illesi vi siete meritati il panorama: una spiaggia a mezza luna, circondata da una scogliera altissima, con la ferrovia alle spalle e davanti un mare pulito e cristallino.
La sabbia non è molto fine ed è piuttosto scura, la scogliera è orientata in modo che da dopo mezzogiorno non faccia più neanche un centimetro di ombra... il sole si riflette sulla sabbia scura e si fa cocente, armatevi di protezione solare!
La spiaggia è grande, ma sempre molto affollata, vi consiglio di arrivare presto per accaparrarvi uno dei posti più vicini alla riva, e così trovate pure parcheggio, visto che dopo una certa ora è impossibile trovarlo nelle vicinanze.

La spiaggia è libera, non attrezzata e non sorvegliata: se volete l'ombrellone e la sdraio dovete portarvela, ovviamente a vostro rischio e pericolo, se vi caricate come un ciuco sardo le probabilità di sfracellarsi nella discesa o nella salita salgono...
La Cala del Leone è un punto di ritrovo estivo della balda gioventù labronica, si viene qua, si prende il sole, si spettegola con le amiche, si fanno i cappottini alle nemiche, si guardano i bei ragazzi che fanno le gare di tuffi...
Di sera non è raro che alla Cala venga organizzata qualche spiaggiata con tanto di falò, musica e vino, e di solito gli sconosciuti che si aggregano alla festa sono i benvenuti.
Dopo aver passato una bella giornata al mare dovete rimettere le gambe in spalla e risalire su fino alla strada, cosa forse più difficile che scendere... ma una volta arrivati su potere sempre pensare al milione calorie che avete bruciato nella risalita e mangiarvi un gelato senza sensi di colpa!

mercoledì 1 settembre 2010

una passeggiata lungo il Romito, Livorno

Questa è sicuramente una delle zone di Livorno che più colpiscono l'occhio e l'immaginazione del visitatore, e che io personalmente amo di più: il Romito.
Una strada appoggiata sui fianchi di colline verdi di macchia, selvagge e spigolose, che scendono precipitosamente verso il mare, trasformandosi in una maestosa scogliera grigia e rosa che si tuffa in mare. Il tutto punteggiato da antiche fortificazioni medicee a guardia dell'orizzonte, che non si sa mai che arrivino i mori!
Dunque, il Romito comincia ad Antignano, zona sud di Livorno, e si snoda lungo il litorare fino a raggiungere Quercianella, una frazione balneare molto carina, immersa nella pineta e molto tranquilla, con hotel, ristorantini e stabilimenti balneari.
Ma io al mare non vado a Quercianella, non mi piacciono gli stabilimenti, io vado al mare sul Romito, che è splendido, selvaggio e gratuito!
La strada del Romito è l'unica alternativa all'autostrada se da Livorno si vuole andare verso Rosignano Solvay, percui è sempre trafficatissima, anche da grossi camion, e ovviamente in estate da milioni di auto di turisti che se ne vanno al mare. La strada è extraurbana quindi priva di marciapiedi, bisogna camminare oltre il guardrail dal lato mare, tutte le altre opzioni sono assolutamente pericolose!

La macchina va lasciata al margine della strada, ma è un terno al lotto trovare parcheggio! Infatti io ci vado sempre in bici o in motorino :-)Altro consglio: lasciate a casa gli zoccoli, le zeppe e i tacchi da spiaggia: se ci tenete a non sfracellarvi sulle rocce andate con delle ciabattina a presa salda!
Le discese al mare sono tutte scavate nella roccia (se ci sono state scavate) altrimenti dovete arrimpicarvi nei tratti dove è possibile.
I punti di discesa al mare alcuni sono segnalati, altri no ma potete individuarli facilmente osservando dove la gente sparisce tra la macchia.
Una volta scesi giù per la scogliera vi troverete davanti un mare bellissimo, pulitissimo e praticamente vergine dall'intervento umano: siamo nel punto in cui le onde si frangono su una scogliera bellissima, fatta di scogli enormi e lisci, sopra di noi le colline Livornesi ricoperte di macchia selvaggia, davanti il mare blu, all'orizzonte le isole dell'arcipelago Toscano... Le zone che preferisco per andare al mare sono la Cala del Leone, gli scogli di Calafuria e sotto al ponte di Calignaia.

Il mare è stupendo, blu, pulitissimo, pieno di pesci e altre bestiole marine che fanno la gioia di tantissimi appassionati di immersioni subaquee che ogni anno vengono qui, estate ed inverno, grazie anche al clima mite tutto l'anno.
Non c'è nessuna attrezzatura, questi scogli sono liberissimi e gratuiti per tutti! Dovete solo portarvi l'asciugamano, lasciate a casa ombrellone e sdraio perchè sono inutili. Tanto l'ombrellone su uno scoglio voglio vedere come ce lo piantate!
Portatevi anche la borsina termica per il pranzo, perchè non ci sono chioschi o roba simile, c'è solo un omino che vende i gelati, li trasporta in una ghiacciaia a tracolla e passa tutto il girno a salire e scendere dagli scogli alla strada e viceversa, urlando "bibite fresche! gelati!". Quando passa non lasciatevelo scappare perchè passa una volta sola al giorno!Se invece volete mangiare ammodino, seduti al tavolino su una terrazza sul mare lungo il Romito ci sono diversi ristoranti specializzati in cucina tipica livornese, ovviamente a base di pesce.

Beh che dire, il posto è incantevole, uno dei lughi più belli e incontaminati per andare al mare in tutta la Toscana!
Però appunto essendo scoglio e non sabbia ha i suoi pro e i suoi contro: innanzitutto non è attrezzato, per me è un vantaggio, ma per altri può non esserlo. Inoltre l'accessibilità è difficile per anziani, famiglie con bambini troppo piccoli, zoppi, ecc.
Ma volete mettere prendere il sole su una scogliera così rispetto ad un tristissimo stabilimento balneare dove ti chiedono anche i soldi per stare in un formicaio?
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