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giovedì 14 luglio 2011

museo Fattori, Livorno

Qualche giorno fa sono stata a visitare questo museo, uno dei più importanti di Livorno, dopo tanti anni. L’ultima volta c’ero stata in gita con la scuola troppi anni fa, ormai non mi ricordavo nemmeno com’era, e poi adesso posso vederlo con altri occhi e apprezzarlo sicuramente di più, infatti così è stato.

Il museo è ospitato nella bellissima ottocentesca villa Mimbelli, una cornice altrettanto suggestiva e interessante dell’esposizione. La villa è sontuosa, in stile eclettico, piena di stanze riccamente decorate in stili diversi.
Alcune sale sono davvero spettacolari, come la curiosa sala turca con bellissimi mosaici rosso, azzurro e oro, la sala da ballo, tutta dorata e ricoperta di specchi, e la sala adiacente, con un caminetto ornato da putti e pennuti esotici ed un bellissimo affresco sul soffitto, che rappresenta l’inaugurazione del monumento ai Quattro Mori, in primo piano Ferdinando II presenta a Vittoria della Rovere lo scultore Pietro Tacca, che realizzò le statue dei Mori. Sullo sfondo la Fortezza Vecchia e i livornesi.
Lo scalone centrale è pazzesco, il vano è completamente affrescato con scorci della città di Livorno, e la balaustra è ornata da statue di ceramica di putti, ognuno in una posa diversa.

Insomma, anche se non ci fosse dentro il museo Fattori la villa è talmente ricca e affascinante che vale la pena visitarla, ma comunque anche l’esposizione è di notevole interesse. Al piano terra sono esposte alcune opere di artisti moderni livornesi o legati alla città, ma non mi hanno colpito particolarmente.
Sicuramente più interessante sono il primo e il secondo piano, che ospitano i pezzi forti del museo, ovvero la collezione di opere dei pittori macchiaioli, e principalmente di Giovanni Fattori. Le opere di Giovanni Fattori comprendono alcune incisioni ma soprattutto quadri, che spaziano dai primi lavori della seconda metà dell’800, grandi tele raffiguranti battaglie e momenti salienti della lotta per l’Unità d’Italia (Fattori partecipò attivamente alle battaglie risorgimentali), a quelli più propriamente legati alla corrente dei Macchiaioli, dove spesso rappresenta scene di vita delle campagne e momenti quotidiani.
Tutte le sue opere sono caratterizzate dalla grande attenzione al paesaggio, quello che lui amava di più, la Maremma, Livorno, la Toscana. I personaggi sembrano quasi un pretesto per raffigurare le colline, i campi, i buoi massicci, le tamerici spazzate dal vento, paesaggi vibranti ed emozionanti.
Nel museo sono esposti anche alcuni effetti personali del pittore, come il letto (piccino!) e il torchio che usava per le incisioni.

Per fornire un’idea del contesto culturale e artistico dell’epoca e del luogo sono esposte anche numerose opere di altri pittori macchiaioli, come Silvestro Lega, Vincenzo Cabianca, Telemaco Signorini, Giovanni Boldini. Una sala intera è dedicata all’allievo di Fattori, Plinio Novellini, ed una ai ritratti di Gordigiani e Vittorio Corcos. Quest’ultimo pittore non lo conoscevo bene, ma sono rimasta davvero colpita dai suoi ritratti, molto espressivi, particolari e con una certa vena ironica che sembra uscire dagli sguardi sornioni, dai sorrisetti dei personaggi e dagli sfondi, a volte piuttosto insoliti.

Insomma, una tappa da non perdere durante una visita a Livorno, la villa è davvero spettacolare, e l’esposizione è molto interessante e coinvolgente, sia per gli appassionati d’arte moderna che per i semplici curiosi.
la sala turca di Villa Mimbelli

l'affresco dell'inaugurazione dei 4 mori

il letto di Giovanni Fattori

lunedì 11 luglio 2011

museo di Storia Naturale del Mediterraneo, Livorno

Qualche settimana fa con mia mamma ci siamo finalmente decise a visitare il museo di Storia Naturale del Mediterraneo, un museo che avevo visitato da piccolissima, prima del restauro e dell’ampliamento con nuove sale e nuove collezioni.
Soprattutto volevo vedere lo scheletro della balena Annie, una balenottera comune che nel 1990 si spiaggiò sulle coste livornesi.

Il museo è ospitato a villa Henderson, che dopo il restauro è diventata davvero bella e particolare, per il connubio tra architettura tradizionale e moderna. L’edificio principale, quello della villa ottocentesca, è affiancato da una nuova struttura in acciaio e vetro; dietro alla villa c’è un piccolo orto botanico e altri due padiglioni, quello degli invertebrati e la serra in vetro e acciaio che ospita mostre temporanee. Ma la struttura più notevole è sicuramente la sala del mare, di cui vi parlerò più avanti.

Abbiamo seguito il percorso che ci ha consigliato l’addetta al museo, cominciando dall’edificio principale, e dalla sala dedicata alla preistoria dell’uomo. Una sala abbastanza interessante, che espone alcuni reperti di manufatti in pietra e argilla e fossili di vario tipo, ritrovati nel territorio livornese, e parecchie riproduzioni di ritrovamenti archeologici ben più importanti come la grotta di Lescaux.
Poi abbiamo proseguito con la sala dedicata alla geologia, soprattutto dell’area livornese, con numerosi minerali, cristalli, geodi, e una curiosa vetrina con minerali fosforescenti. Queste due sezioni le ho trovate interessanti si, ma non troppo…
La sezione successiva, al primo piano è dedicata al volo in natura, e mi pare specificatamente pensata per i ragazzi. Contiene alcune riproduzioni giganti di insetti e uccelli, e vetrine con animali imbalsamati (insetti, farfalle, pipistrelli). Carino l’excursus sui semi di alcune specie che utilizzano strategie di volo per propagarsi.

la mia mamma e una libellula gigante nella sala dedicata al volo in natura

Quindi siamo uscite in giardino e ci siamo dedicate alla serra delle esposizioni temporanee, che ci è piaciuta molto, sia per l’ambiente luminoso e piacevole che per l’esposizione che c’era in quel momento, dedicata all’antico Portus Pisanus, ovvero l’insediamento romano che si trovava dove adesso c’è Livorno. Erano esposte numerose anfore e altri manufatti di argilla, alcuni molto curiosi perchè scarti della fornace dove erano rimaste impresse le impronte delle dita del vasaio o delle zampette di qualche animaletto di passaggio, o addirittura del sandalo di un soldato romano.
Numerosi pannelli spiegavano i reperti, la loro funzione e la vita e l’organizzazione del Portus Pisanus; davvero curioso e interessante l’approfondimento sul “garum”, una salsa di pesce tipica della zona, molto apprezzata all’epoca romana (tanto che veniva esportata in molte province), ma che in realtà mi pare una schifezza: un mix di interiora di pesce marcio, spezie e altra roba assai poco appetitosa, ma di cui sono state trovate tantissime tracce. Mia mamma poi ha simpaticamente proposto garum per cena :-D

la serra delle esposizioni temporanee
Siccome il tempo stringeva abbiamo saltato la sala dgli invertebrati (peccato, mi piacciono!) e siamo passate alla cosa che ci ispirava di più: la sala del mare.
Si tratta di una grande sala isolata dall’edificio principale, parzialmente interrata e con una copertura moderna e dalla forma sinuosa che ricorda il profilo di una balena che emerge dall’acqua. Ed infatti la sala contiene proprio balene all’interno. Il grande spazio interno è illuminato da luci soffuse molto suggestive, e al centro sono esposti due enormi scheletri, uno di capodoglio ed uno della enorme e mitica balenottera Annie. Mitica per me, perché quando si spiaggiò vicino a Livorno io avevo 10 anni, e mio nonno mi portò a vedere lo spettacolo della balena appena morta (probabilmente di malattia perché era messa piuttosto male).
Inoltre sono presenti alcuni diorami di ecosistemi marini (carini e ben fatti ma poco interessanti) e sono esposti altri scheletri di cetacei nelle vetrine disposte sulle pareti, e due “dolio”, enormi orci di terracotta che i romani interravano, per la conservazione di alimenti e liquidi, ritrovati nel mare davanti a Livorno dai sommozzatori dei pompieri.

la sala del mare dall'esterno

La visita ci è piaciuta tanto, sia a me che a mia mamma, soprattutto la sala del mare, spettacolare per l’architettura e per gli scheletri enormi, ma anche la mostra sul Portus Pisanus era notevole.

lunedì 11 ottobre 2010

Museo Piaggio Giovanni Alberto Agnelli - Pontedera

Questa settimana sono stata al museo Piaggio di Pontedera... non c'ero mai stata ma ne avevo sentito parlare tanto, anche dal mio ragazzo che ha lavorato per un periodo nella fabbrica Piaggio lì accanto e che lo aveva visitato diverse volte; l'occasione giusta è capitata l'altra sera, il museo è rimasto aperto per la presentazione serale di una mostra temporanea allestita nella sala-auditorium e così ho approfittato per visitare anche l'esposizione permanente.

Cosa c'è al museo Piaggio? le testimonianze di quasi cento anni di storia italiana, l'Italia della Gilera, dell'Ape ma soprattutto della Vespa. Tante Vespe, di ogni tipo e di ogni epoca, bellissime!Il museo è ospitato in un enorme capannone che una volta era l'attrezzeria della fabbrica, e lo spazio interno è concepito come un grande open space dall'architettura semplice e moderna; lo spazio principale è tutto dedicato alla Vespa e alle sue evoluzioni, mentre un piccolo soppalco custodisce una carrellata di modelli Gilera, tra cui il primo del 1909 (quello che pare un bici a motore!).
Appena si entra nell'atrio del museo sulla destra si vede il bellissimo archivio storico Piaggio, una galleria rivestita in legno chiaro, con migliaia di raccoglitori e qualche tavolino per la consultazione; peccato che l'ingresso sia riservato agli addetti, una guardia giurata protegge il prezioso contenuto e non ho potuto togliermi la curiosità di aprire uno di quei raccoglitori per vedere cosa c'è dentro.

una luuuunga Vespa!

Il museo raccoglie alcuni modelli storici, quelli che hanno cambiato la storia del trasporto in Italia e in Europa, e anche alcuni modelli speciali e rarissimi, spesso pezzi unici, costruiti per occasioni particolari o legati a personalità celebri.
Appena entrati nella sala espositiva ci accoglie una delle Vespe più particolari, una Vepsa col lanciarazzi prodotta dall'esercito francese intorno al 1956, corredata anche dalle sue munizioni.
La Vespa Tap del 1956, con lanciarazzi per l'esercito

Proseguendo si incontra la Vespa Monthlery e la Vespa Siluro, modelli unici costruiti negli anni '50 per battere diversi record mondiali: la Vespa Siluro è fighissima, sembra un incrocio tra un veicolo di James Bond ed un'illustrazione di fantscienza degli anni '50, e nel 1951 arrivò all'incredibile velocità di 171 km/h.


La Vespa Siluro del 1951

Poi c'è una Vespa assurda, anfibia e con le pale da elicottero, che è stata costruita per il film Agente Segreto Smart, sembra uscita da un cartone animato!
C'è anche una Vespa Mucca, con manto pezzato e tagli di carne in vista, e accanto la Vespa gigante, fedelissima all'originale (eccetto per il motore in legno), solo molto più grande!

La Vespa del film Agente Speciale Smart
La Vespa Gigante e la Vespa Mucca

Tutte le Vespe conservate sono "aperte" e si possono toccare (anche se è proibito salirci sopra o aprire gli sportelli delle Api), ma ce n'è un'unica racchiusa in una teca di vetro: è la Vespa di due studenti spagnoli che nel '62 intrapesero un viaggio da Madrid ad Atene; durante il loro viaggio incontrarono anche il Papa, ma soprattutto incontrarono Salvador Dalì che con un colpo di pennello autografò la carrozzeria della Vespa rendendola unica e storica.

La Vespa autografata da Salvador Dalì
Al Centro dell'open space sono messi in cerchio i modelli storici della Vespa, quelli più celebri e comuni, come la Primavera, la Vespa Sidecar e il mitico 50 Special.
Dietro a loro c'è la testimonianza di come la Vespa si sia evoluta anche in direzione tre e quattro ruote: l'Ape, che è nata come Vespa a tre ruote (infatti all'estero era commercializzata come Vespa commercial) e che ha avuto un ruolo importantissimo nella ripresa dell'economia italiana nel dopoguerra, infatti il suo slogan era "Ape, il veicolo che ti aiuta a guadagnare". La più curiosa è sicuramente l'Ape dei pompieri, rossa fiammante e dotata di estintori, sirena e barella, ma c'è anche l'Ape Calessino e l'Ape Cassone. E poi c'è la più curiosa di tutte, la Vespa 400 ovvero l'unica Vespa a 4 ruote!Alla fine ci sono anche i modelli nuovi, quelli prodotti negli ultimi anni, che però secondo me non hanno più niente del fascino della Vespa originale.
L'Ape dei Pompieri

Il percorso all'interno del museo è libero, le Vespe sono esposte in maniera semplice e apparentemente disordinata, alcune sono riposte in una specie di scaffale gigante, e tutte sono accompagnate da un cartello con una didascalia esplicativa in italiano e inglese. Dietro ed intorno ci sono pannelli informativi che raccontano la storia di questa grande e mitica fabbrica, soffermandosi sui personaggi che l'hanno resa gloriosa, come gli Agnelli, ed illustrano la società italiana nel tempo attraverso pubblicità d'epoca.



Il museo Piaggio ci è piaciuto tantissimo, è un pezzetto di storia italiana, un capitolo che amo particolarmente, e vale sicuramente la pena di farci un salto, anche se non siete vespisti rimarrete affascinati!E poi l'ingresso è gratuito ;-)
Il museo è aperto dal mercoledì al sabato, dalle 10 alle 18, e raggiungerlo è semplicissimo, è situato in Viale Piaggio, accanto alla fabbrica, e visto che Pontedera è una cittadina nata intorno alla Piaggio non è difficile trovarla visto che è il fulcro della città!
Per informazioni:

martedì 5 ottobre 2010

Palazzo Strozzi

A Palazzo Strozzi ci sono stata diverse volte, sempre in occasione di importanti mostre temporanee d'arte o di architettura, visto che il palazzo oggi è adibito a sede di esposizioni di livello internazionale. La sede è interessante almeno quanto le mostre ospitate all'interno: un magnifico palazzo rinascimentare, forse il più famoso e quello che meglio ha espresso gli ideali artistici dell'epoca.

Il palazzo è stato crostruito durante un lungo arco di tempo e si sono succeduti diversi architetti alla sua progettazione: il risultato è l'esempio armonico e perfetto di palazzo rinascimentale, quello più proporzionato, omogeneo e simmetrico, in un'epoca in cui la simmetria e la regolarità erano qualità molto apprezzate.
Era l'abitazione della famiglia Strozzi, un'importante stirpe di ricchi banchieri fiorentini, che costruì questa dimora magnifica e signorile al triplice scopo di dimostrare la propria ricchezza, utilizzarla come abitazione ma anche per i propri affari.Infatti l'abitazione era riservata ai due piani superiori, mentre al piano terra, intorno alla corte interna, c'erano le botteghe e gli sportelli dei banchieri: la corte infatti era aperta al pubblico e si configurava come una vera e propria piazza urbana, un prolungamento nel privato della città pubblica.

Esteriormente è massiccio e compatto, come la maggior parte dell'architettura fiorentina: una facciata in pietra solida, trattata a bugnato con grossi blocchi abbozzati, con finestre regolari appoggiate ai marcapiani e diversificate per livello: piccole e quadrate al piano terra, bifore inscritte in un arco a tutto sesto ai piani superiori.
Anche all'interno tutto è un tributo alla simmetria e alla regolarità, così come per la pianta; la corte interna è veramente bellissima, è facile immaginarla piena di gente indaffarata negli affari e nella vita quotidiana, e visitando le stanze e ammirando le imponenti scale ci si può rendere conto, anche se gli interni sono stati ovviamente ammodernati, della sobria eleganza del tempo.


Le mostre che ospita Palazzo Strozzi sono sempre di interesse internazionale, vengono esposte opere provenienti dai più importanti musei del mondo a da prestigiose collezioni private. Le mostre più belle che ho visto qui sono state quella sugli impressionisti (quasi dieci anni fa) e una più recente su Santiago Calatrava: le stanze del palazzo ospitavano sia le sculture che gli schizzi e i progetti dell'eclettico architetto-ingegnere scultore, oltre che ad una interessante sezione video multimediale parecchio all'avanguardia.
Anche l'allestimento delle mostre è sempre degno di nota, sobrio ed essenziale ma curatissimo nei minimi dettagli, per non far passare in secondo piano nè le opere esposte nè la massiccia e importante presenza dell'involucro.
I biglietti per accedere alle mostre di solito sono piuttosto cari ma sono proporzionati al prestigio delle esposizioni e ne vale sempre la pena.
Il palazzo si trova in piazza Strozzi ed è praticamente impossibile non trovarlo visto che occupa un intero isolato; è in pieno centro di Firenze e quindi facilmente raggiungibile sia dalla stazione che dagli altri punti d'interesse della città, ed è ben servito dalle linee degli autobus.

domenica 3 ottobre 2010

Museo Storico Topografico Firenze Com'era

Il secondo museo che abbiamo visitato durante le Giornate Europee del Patrimonio era il Museo Topografico Firenze Com'Era, quello che ha scelto la mia amica e che ispirava molto anche a me... per la verità era un po' di tempo che parlavamo di andarci, e abbiamo colto l'occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. E poi il museo conserva la mitica e leggendaria Pianta della Catena, che abbiamo incontrato tante volte nel corso dei nostri studi, non potevamo perdercela.

Il museo è situato proprio accanto al Convento delle Oblate, ospitato in un edificio a cui si accede dal giardino del chiostro.
Questo è stato l'unico museo che ci ha fatto pagare il biglietto in queste giornate speciali, non prevedono neanche uno sconto per gli studenti, allora ci siamo indispettiti e abbiamo barato spudoratamente sull'età così abbiamo fatto il biglietto ridotto. 2 euro invece che 2,70, ma è una questione di principio!
Il museo è alloggiato al piano terra, ed è composto da due sezioni distinte. La prima è quella del museo topografico vero e proprio: più che un museo topografico è una storia documentata della rappresentazione di una città vista attraverso gli occhi degli uomini.

Le carte nel passato erano difficili da tracciare, ovviamente non si potevano avere foto aeree e ci si affidava all'occhio e alle distanze. Insieme alle informazioni geografiche spesso le carte fornivano anche dettagli sulle città, sulle sue attività ed abitanti.
L'esempio più chiaro è la mitologica Pianta della Catena, chiamata così perchè incorniciata dal disegno di una catena, e per la verità non è neanche una pianta... è più una veduta generale di firenze, diciamo in assonometria, realizzata alla fine del 1400, ed è gigantesca, occupa una parete intera.
E' molto bella e dipinta con cura dei dettagli, ma soprattutto è una testimonianza di come fosse Firenze nel rinascimento: una città grande e densamente costruita ed abitata, ma con ancora gli orti situati dentro la cinta, circondata dalle sue mura costellate di porte. Ogni singolo palazzo e chiesa è fedelmente riprodotto e chiaramente riconoscibile: Palazzo Vecchio, Santa Maria Novella, il Duomo... l'Arno scorre nel mezzo ed è ancora un fulcro cittadino di gente ed attività: in primo piano si vede proprio una riva dell'Arno con gente che pesca, fa il bagno, costruisce un nuovo ponte, e anche dei corvi che mangiano un bue morto (!).
Oltre alla Pianta della Catena il museo conserva un altro cimelio storico, le chiavi delle porte della città: quella di Porta San Frediano, di Porta Santo Spirito e di Porta San Gallo, delle chiavi enormi con le loro borse di cuoio, che erano di proprietà di un collezionista privato, una volta defunto il figlio le ha restituite alla città di Firenze.
Proseguendo la visita si possono ammirare altre carte storiche di Firenze, della Toscana e del corso dell'Arno; ma non ci sono solo carte, ci sono anche molti dipinti che rappresentano zone della città in diversi epoche storiche, dal rinascimento fino a metà ottocento, magari in occasione di eventi speciali: in questo modo si riesce a capire come è mutato lo spazio cittadino nei secoli, come alcune cose siano cambiate e altre siano rimaste immutate in tutto questo tempo. Molto interessanti anche i disegni che fece il Poggi per illustrare il suo immenso progetto di rinnovmento urbanistico di Firenze, ma la veduta che mi è piaciuta di più (dopo la Pianta della Catena) è stata quella del supplizio di Savonarola in Piazza della Signoria :-)
Alla fine dell'esposizione è conservato un bellissimo plastico del centro storico di Firenze prima del risanamento della fine dell'800.

Nella seconda parte del museo invece sono conservati alcuni reperti che vennero alla luce negli anni '80 in occasione della ripavimentazione di Piazza della Signoria, che rese finalmente visibili le tracce della Firenze romana. I reperti sono pochini per la verità ma interessanti, quello che forse mi è piaciuto di più è stato il plastico di Firenze all'epoca dei Romani.

A me e alla mia amica questo museo è piaciuto molto, questa benedetta Pianta della Catena andava vista, e anche il resto dell'esposizione è stato molto interessante, non sarà gli Uffizi ma è molto piacevole e per quel poco che costa ne vale certamente la pena. Per la cronaca, al mio ragazzo non è piaciuto (ma lui non capisce il fascino malato della cartografia) ed era anche parecchio infastidito dal custode!

mercoledì 29 settembre 2010

Museo dell'Opificio delle Pietre Dure - Firenze

Qualche mese fa io, il mio ragazzo ed una mia amica abbiamo approfittato delle Giornate Europee del Patrimonio, siamo andati in centro e abbiamo scelto un museo per uno da visitare. Per la verità volevamo partecipare a qualche visita guidata in occasione delle aperture straordinarie, in particolare della Biblioteca Medicea Laurenziana, ma la prenotazione era obbligatoria e non siamo riusciti a spuntarla...
Quindi siamo andati allo sbaraglio, tanto siamo a Firenze, ci sono così tanti musei che è quasi impossibile visitarli tutti.
L'Opificio delle Pietre Dure è il museo che ho scelto io, o meglio abbiamo scelto io e la mia amica, visto che ci eravamo già accordate segretamente per scegliere entrambe un museo che piacesse anche all'altra :-) Ma per fortuna è piaciuto un sacco anche al mio ragazzo.
Il museo è in via degli Alfani, proprio dietro alla Galleria dell'Accademia, dove c'è sempre una fila mostruosa... invece al Museo dell'Opificio non c'era quasi nessuno, perchè è molto meno conosciuto ma altrettanto interessante.
In origine l'Opificio aveva sede agli Uffizi, fu fondato dal granduca Ferdinando come laboratorio di produzione di opere. Successivamente ha traslocato nella sede attuale ed è diventato un importantissimo laboratorio di restauro di opere d'arte.
Il museo annesso raccoglie le opere prodotte dall'opificio nei secoli, ma visto che i capolavori usciti da qui sono finiti nelle case signorili, nelle regge e nei musei di tutto il mondo, o sono stati donati dai grandichi agli amici, qua sono raccolti gli oggetti incompiuti, imperfetti, non consegnati o smontati in parti.
L'edificio che ospita il museo è stato restaurato nel 1995 dal professor Natalini, ed è un ulteriore valore aggiunto di questo museo.



L'esposizione raccoglie oggetti veramente bellissimi realizzati in pietre dure di ogni tipo, con tecniche varie: intarsio, pittura, scultura... Le mani che hanno lavorato e plasmato le pietre erano abilissime, hanno realizzato dei disegni ricchissimi di particolari, di colori e di forme complesse, tagliando al millesimo le lastre di pietra e assemblandole insieme per creare degl intarsi di una perfezione assoluta. Fiori, foglie, animali, nature morte, vengono rppresentati su ogni tipo di oggetto: piani di tavoli, camini, tabacchiere, vasi, arredi sacri. I colori sono quelli delle tantissime varietà di pietre, finemente tagliate e unite, con le loro tonalità e texture che danno un incredibile effetto tridimensionale.

I piani dei tavoli sono sicuramente gli oggetti più numerosi e sono stupendi: generalmente hanno il piano di pietra nera e lucida, su cui sono stati realizzati i disegni ad intarsio o a pittura; alcuni sono realizzati con tecnica mista. Le pietre creano degli effetti spettacolari: una pietra marroncina, striata come una tavola di legno diventa la cass di un violino; una pietra rosata che sfuma in arancio diventa una pesca, un diaspro rosso dalla grana fine diventa un intricato ramo di corallo... sono stati realizzati con una precisione artigianale incredibile, i particolari sono dettagliaissimi, vi assicuro che danno proprio un effetto tridimensionale, ed è sorprendente come la scelta della giusta pietra possa riprodurre con esatezza il colore e la texture di altri materiali.
Oltre ai piani dei tavoli gli oggetti che mi sono piaciuti di più sono stati un maestoso camino russo gigantesco, interamente realizzato in diaspro verde smeraldo e rame, ed uno stipo in legno del '600 spettacolare: uno di quei mobili pieni di cassettini, che nella forma imita in tutto e per tutto un palazzo rinascinamentale, ogni cassettino decorato con una lastra di pietra raffigurante un uccello esotico realizzato ad intaglio. Veramente splendido, starebbe benissimo nella mia camera!


Al piano terra c'è l'esposizione delle opere uscite dai magazzini dell'Opificio, mentre sul soppalco c'è una piccola sezione dedicata all'Opificio vero e proprio: infatti raccoglie numerosi strumenti d'epoca per la lavorazione e il taglio delle pietre dure, oltre che una ricchissima collezione di campioni di pietre utilizzate per le opere: marmi di ogni colore, diaspri variopinti e di varie grane, lapislazzuli azzurrissimi sbrilluccicanti di pagliuzze d'oro, lumachelle (le pietre con le chioccioline dentro, stupende!), quarzi, basalti, graniti...
Alla fine dell'esposizione c'è un grosso vaso lasciato incompiuto, è molto interessante perchè permette di capire come venivano realizzati gli intarsi e gli alloggi scavati nella base per contenere le tessere.

Questo museo è piaciuto tantissimo a tutti e tre, siamo usciti con gli occhi pieni di meraviglia, e col desiderio segreto di possedere lo stipo-palazzo con i pennuti.
Noi siamo entrati gratis grazie alle Giornate Europee del Patrimonio, ma il biglietto costa solo due euro, e ne vale assolutamente la pena, anzi è poco! Comunque non avrei pagato lo stesso perchè il biglietto è gratis per numerosissime categorie, tra cui gli studenti della facoltà di Architettura e dell'Accademia di Belle Arti.

All'interno è proibito scattare fotografie, ma in rete si trovano molte immagini dei capolavori esposti all'Opificio delle Pietre Dure:

martedì 14 settembre 2010

Museo Fiorentino della Preistoria "Paolo Graziosi"

Il terzo museo della giornata è stato il Museo Fiorentino della Preistoria.
Il museo è ospitato al primo piano dello storico convento delle Oblate, che ospita anche la Biblioteca delle Oblate. La sede è molto affascinante, un palazzo rinascimentale composto da più edifici e con diversi chiostri e loggiati; anche la biblioteca meriterebbe una visita, contiene anche l'archivio storico del comune.
Noi comunque siamo saliti al primo piano dove c'è il museo della preistoria e siamo entrati gratis grazie alle giornate europee del patrimonio, ma comunque il biglietto è molto economico, mi sembra due euro o poco più.

Il museo è piuttosto piccolino, appena si entra non c'è neanche un ambiente di filtro, si trova subito una stanza con la cassa a destra e l'inizio dell'esposizione. Proprio al centro c'è una teca che conserva lo scheletro di un orso preistorico delle Alpi Apuane, e devo dire che mi è sembrato piccolino!
In questa sala sono anche conservati alcuni teschi di specie diverse di uomini preistorici, tipo il neanderthal e il cro magnon.



Poi si prosegue nella sala principale, molto più ampia, dove è esposto il resto del materiale, organizzata in ordine cronologico.
L'esposizione è interessante, ci sono tanti strumenti come pietre appuntite, frecce, vasi di terracotta, due grosse steli che raffiguarano la dea madre e anche due scheletri che sono stati sepolti insieme, conservati sotto una teca.


La maggior parte dei reperti provengono da ritrovamenti toscani, molti dei quali nell'area fiorentina, ma ci sono anche pezzi provenienti da altre regioni, specialmente del sud Italia.
Il resto del museo è composto da pannelli illustrativi, fotografie e riproduzioni di ritrovamenti, come ad esempio una sepoltura con due scheletri, ma appunto, in fondo sono riproduzioni di vetroresina dipinta...
Ci sono anche due piccoli scenari di vita preistorica realizzati da due terze elementari, con gli omini di das e le capanne di steccolini, sicuramente i bambini si saranno divertiti a realizzarli ma per me erano assolutamente inutili.

La visita è durata poco perchè il museo è piccolo e la collezione non molto vasta, e beh si, è interessante, ma c'è sicuramente di meglio, non mi ha soddisfatta completamente. Però c'è da dire che il biglietto è assolutamente onesto ed il convento delle Oblate è un involucro bellissimo che comunque vale la pena di visitare.
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