lunedì 13 settembre 2010

Il Viale dei Cipressi di Bolgheri

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.

Mi riconobbero, e - Ben torni omai -
Bisbigliaron vèr me co 'l capo chino -
Perché non scendi? perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.

Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate
Tue d'una volta: oh, non facean già male!

Anche questa volta l'introduzione colta è d'obbligo! Con questa poesia, "Davanti a San Guido", il Carducci celebra questi cipressi di Bolgheri, il paese dove ha vissuto 10 anni e dove regnava la sua nonna Lucia (lui era di Castagneto, 10 km più in giù!), e racconta anche che da piccino ai cipressi gli tirava le sassate!Questa zona la conosco benissimo, ci sono venuta tante volte fin da bambina, quando in quinta elementare la gita a Bolgheri e Castagneto è d'obbligo, con tanto di recita finale di poesie del Carducci e disegni del celebre viale dei cipressi...
Il viale dei Cipressi collega il borgo di Bolgheri alla via Aurelia, proprio all'altezza dell'oratorio di San Guido, un piccolo eremo a pianta ottagonale veramente interessante costruito nel '700 e dedicato al santo patrono di Bolgheri, Guido Della Gherardesca (ti pareva!) e molto amato anche a Castagneto.Partendo da San Guido si comincia a risalire il viale, per percorrere quei 4 chilometri che portano a Bolgheri.

Io consiglio vivamente di fare la passeggiata a piedi, anche se non c'è il marciapiede il viale è dirittissimo e poco trafficato, è molto difficile venire schiacciati da una macchina, perchè la si vede arrivare parecchio prima e ci si sposta di lato.
Il viale è affiancato da due filari paralleli di cipressi enormi, ormai secolari, molto fitti, ma non abbastanza da non lasciar filtrare oltre lo sguardo.
Già i cipressi rendono il viale suggestivo, ma quello che davvero affascina è il paesaggio che c'è oltre: colline dolci e verdi, gialle, marroni, ocra, un milione di sfumature, coltivate e a viti e ulivi, un paesaggio rilassante e bucolico che fa sognare milioni di turisti... Direi che è l'immagine perfetta del tipico paesaggio toscano che tutti abbiamo in mente: colline, vitigni, oliveti, cipressi, borghi medievali, profumi, colori...
Più oltre poi le colline diventano più alte e si ricoprono di macchia mediterranea, fino a disegnare il profilo dello spartiacque della catena, che segna anche il confine con il comune di Sassetta e quindi con il territorio pisano.

I terreni che affiancano il viale dei Cipressi fanno parte della Tenuta di San Guido, ovvero il pezzo di terreno coltivato a vite più prezioso del mondo: qui si fanno i vini rossi più pregiati in assoluto, ovvero il Sassicaia e l'Ornellaia, il primo forse più famoso e "nobile" del secondo.
Quando uno dei Della Gherardesca (ora non ricordo quale) decise di mettersi a produrre vino rosso sui suoi terreni compresi tra Bolgheri e l'Aurelia (terreni poveri, pieni di sassi e considerati poco adatti alla produzione di vini di qualità) qualcuno tra i suoi amici lo prese in giro dicendogli "ma cosa vuoi che ci cresca su quella sassicaia!". Ebbene, ci crebbe il vino migliore del mondo, e il Della Gherardesca orgogliosamente lo chiamò Sassicaia.

una gita a Bolgheri

Bolgheri, un antico borgo immerso nelle dolci colline toscane, protetto dal suo castello dalle mura rosse, è ormai indissolubilmente legato alla figura del Carducci, che è nato qui vicino, a Castagneto Carducci, ed a Bolgheri ha vissuto per 10 anni.
Qui viveva la sua amatissima nonna Lucia, e qui è stata sepolta.. Lucia è una vera celebrità del posto, quasi più amata del Carducci stesso, che l'ha anche citata nella sua poesia "Davanti a San Guido":

Di cima al poggio allor, dal cimitero,
Giù de' cipressi per la verde via,
Alta, solenne, vestita di nero
Parvemi riveder nonna Lucia:

La signora Lucia, da la cui bocca,
Tra l'ondeggiar de i candidi capelli,
La favella toscana, ch'è sì sciocca
Nel manzonismo de gli stenterelli,
....
O nonna, o nonna! deh com'era bella
Quand'ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest'uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor!

Deh come bella, o nonna, e come vera
È la novella ancor! Proprio così.
E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,

Sotto questi cipressi, ove non spero,
Ove non penso di posarmi più:
Forse, nonna, è nel vostro cimitero
Tra quegli altri cipressi ermo là su.

Questo è solo uno stralcio, la poesia intera è troppo lunga ma è bellissima, vi consiglio di leggerla, profondamente nostalgica di questi luoghi e anche piuttosto ironica a tratti.

Bolgheri lo conosco benissimo (così come Castagneto), ci sono venuta tante di quelle volte da bimba, col mio nonno e in gita scolastica... poi ci sono tornata da grande, per qualche scampagnata, e poi ci sono tornata ancora e ancora per preparare ben 3 esami di urbanistica e analisi territoriale, ed ho scelto sempre questo territorio, visto che ormai lo conosco come le mie tasche, forse anche meglio dei Della Gherardesca, la nobile famiglia che vive qui da secoli e secoli, discendenti di Ugolino, e che oggi vivono ancora qui e possiedono enormi tenute private.
Si arriva a Bolgheri percorrendo il viale dei Cipressi (di cui vi parlerò più avanti), e mano a mano che si sale verso il borgo si entra in un'atmosfera protetta, isolata dal caos e dalla modernità...
Alla fine del viale la porta di Bolgheri si para davanti a noi: è l'ingresso al castello, circondato dalle sue belle mura di mattoni rossi, con lo stemma del paese, che poi è praticamente lo stesso dei Della Gherardesca.
Il borgo è piccolo, intimo, richiuso su se stesso, ma allo stesso tempo perfettamente integrato con il territorio circostante, domina il paesaggio da secoli, sia visivamente che praticamente: è arroccato su un crinale, e per questo ha una forma allungata.

Passata la porta si arriva in una piccola piazzetta veramente deliziosa, alla destra c'è la chiesina di San Sebastiano, di fronte a noi un giardino piccolo ma curato, con un piccolo pozzo antico, sembra una cartolina...
Da qui si comincia a risalire la viuzza del paese, una tipica stradina medievale, piena di botteghe artigianali che vendono prodotti tipici, vini, artigianato locale...
Quindi si raggiunge presto la piazza principale del paese: una piazza piccola e ben curata, con uno spazio verde fresco e piacevole, circondato dalle casette dalla tipica architettura medievale toscana. Qui c'è una statua che raffigura nonna Lucia, la mitica nonna del Carducci, adorata dal popolo e dal nipote...
E' la statua di una vecchietta seduta, non sembra nulla di che, ma chiunque di voi abbia amato tanto una nonna non potrà non sentire una strizza di tenerezza guardandola.

Proseguendo la passeggiata lungo le stradine di Bolgheri si incontrano antichi portali ad arco, finestrelle fiorite, scalinate ripide ornate di piante, insomma quella atmosfera da piccolo borgo di campagna, tranquilla, riservata ma accogliente, così perfetta da sembrare una tipica immagine da cartolina della Toscana.
Il borgo è piccolissimo, praticamente finisce con le due viuzze dietro la piazza di nonna Lucia, ma qua dietro c'è una piccola sorpresa per il visitatore: un minuscolo delizioso cimitero, un bel giardino con antiche lastre di pietra, le scritte ormai consumate dai secoli... qua è sepolta nonna Lucia, questo è il cimitero che il Carducci ricordava con straziante nostalgia.

Bolgheri si visita in neanche mezza giornata, ma è davvero un borgo delizioso, chiunque ci sia stato se lo porta nel cuore, vale proprio la pena di farci un salto, e poi magari dedicare il resto della giornata a Castagneto Carducci (e un bel piatto di cinghiale alla castagnetana già che ci siete!).
La visita diventa addirittura imperdibile per gli appassionati di vini: questa infatti è la zona di produzione di quelli che sono universalmente riconosciuti come i migliori vini italiani e mondiali, ovvero il Sassicaia e l'Ornellaia.
Qui potete percorrere la strada del vino, che vi porterà ad ammirare i vitigni, ad entrare nelle cantine, a conoscere i produttori, e infine ad assaggiare il frutto della terra nelle enoteche.

Oratorio di Sant'Onofrio, Dicomano

Questa chiesa è davvero molto bella, un gioiello neoclassico degno di Roma, ma situato nello sperduto paesino di Dicomano nel Mugello, e per questo poco conosciuta... Ma non per questo meno degna di interesse! Vi consiglio un bel giro alla scoperta del Mugello, di Dicomano e dell'Oratorio di Sant'Onofrio, non rimarrete delusi, la zona è fantastica.
Io l'Oratorio lo conosco benissimo, forse anche meglio di casa mia visto che ho passato circa 3 mesi a rilevarlo tutto, fino all'ultimo zoccolino battiscopa e fino all'ultima fogliolina dei capitelli, in pieno inverno, con la neve e il freddo pinguino, conosco ogni centimetro e ogni singola pietra di questo edificio!

La chiesa si trova al margine di Dicomano, lungo la via Forlivese che porta al passo del Muraglione.

L'Oratorio è stato costruito tra il 1785 e il 1795 sulla base di un precedente oratorio medievale, su progetto di Giuseppe Del Rosso, all'epoca uno degli architetti neoclassici più in voga del momento, per conto della ricca famiglia Dalle Pozze.
Infatti l'Oratorio per moltissimo tempo è stato un luogo di culto privato della famiglia Delle Pozze e poi dei Vivai (come testimoniano le numerose sepolture all'interno) fino alla fine dell'800, quando venne ceduto alla Pieve di Santa Maria.L'edificio è un esempio da manuale di architettura neoclassica, talmente magnifico che i colleghi del Del Rosso lo prendevano in giro dicendo che aveva fatto una chiesa bellissima in un paesino sperduto, anzichè a Roma.
All'esterno ripropone fedelmente le forme e i canoni del tempio classico, con tanto di pronao ionico e frontone sormantato da tre staute (oggi ne sono rimaste solo due una è venuta giù col terremoto, è messa maluccio ed è conservata all'interno della chiesa).

L'interno è spettacolare: la chiesa è luminosissima, candida e maestosa, con una bella cupola centrale decorata da maestosi archi decorati, due semicupole posizionate una all'ingresso e una all'abside, e delle colonne corinzie imponenti.
I capitelli delle colonne sono in metallo realizzati per stampaggio, così come le decorazioni dei cassettoni delle arcate, e sono uno dei primi esempi di uso del metallo stampato in architettura, sono davvero bellissimi, con le loro foglioline dettagliate e definite, davvero raffinati considerando quando sono stati realizzati.

All'interno, dietro l'altare maggiore è conservato il dipinto duecentesco della Madonna dello Spedale, un'immagine miracolosa adorata in tutto il Mugello, di classico stile bizantino. Purtroppo nei secoli il dipinto si è sciupato e ci è stata rimessa mano più volte, adesso non si legge più cosa c'è scritto sul cartiglio del Bambino, ed è un mistero, non lo sa nessuno!All'inizio la chiesa aveva anche una serie di quattro tele che rappresentavano le 4 virtù teologali, ma adesso è rimasta soltanto la temperanza.
Le pareti laterali sono decorate con candidi bassorilievi che rappresentano angeli, anche se sono angeli adulti con il seno e le curve...Ora, considerando la Temperanza, gli angeli scolpiti, le statue che stavano sul frontone... la chiesa è piena di donnine ignude direte voi! Ebbene si, ci sono parecchie figure mezze ignude e dalle forme sinuose, secondo me Del Rosso era un beccaccino, e in questa chiesa ha reso omaggio alle curve femminili, ma essendo comunque un luogo sacro gli ha appiccicato le alucce tanto per dire che sono angeli! :-D

Passando dietro all'altare maggiore si raggiunge la sagrestia vecchia, ovvero il nucleo medievale del precedente oratorio, con il suo perimetro irregolare, l'altare originario e il dipinto della cricofissione (questo aggiunto dopo). Nel passaggio è conservata la statua caduta giù dal frontone.
Insomma l'Oratorio di Sant'Onofrio è veramente stupendo, è imponente e deciso nel suo stile architettonico, e se ne sta sperduto nel suo bel paesino mugellano!Se passate da quelle parti fateci un salto, merita davvero.
Per accedervi dovete contattare l'anziano parroco, oppure qualcuna delle pie donne che si occupano della manutenzione, perchè di solito è chiuso, oppure potete andarci subito dopo la messa, così siete sicuri di trovarlo aperto. Il pievano è molto disponibile e soprattutto ferrato sulla storia e sulle caratteristiche dell'Oratorio, e anche sulle storie delle antiche famiglie mugellane, e sarà felice di illuminarvi sugli argomenti... almeno con noi lo è stato!

domenica 5 settembre 2010

spiaggia del Fortullino, Livorno

Oggi vi racconto di un'altra spiaggia di Livorno, che si trova esattamente a metà tra Quercianella e Castiglioncello.

Arrivare è abbastanza semplice, la spiaggia si trova lungo l'Aurelia, ed è segnalata da un grosso cartello. Sull'altro lato della strada si apre un'arcata, passandoci sotto si accede ad un ampio parcheggio gratuito, che serve anche come spazio per i camper.
Una volta lasciata la macchina si passa sotto al cavalcavia dell'Aurelia e si sbuca dall'altra parte, nella pineta del Fortullino.
Qui c'è un grande piazzale circondato dalla pineta: c'è un bar-tavola calda che oltre a fare ristorazione gestisce la spiaggia e l'area intorno: infatti affittano ai bagnanti i tavolini da pic nic della pineta e i lettini e gli ombrelloni della spiaggia.
Attraversando il piazzale si arriva finalmente alla spiaggia, che è per metà libera e per metà attrezzata. Prima era libera e basta, da qualche anno però c'è questa specie di bagno...
La parte attrezzata è delimitata ed ha la sabbia (molto probabilmente è sabbia di Tirrenia scaricata lì...), si possono noleggiare lettini, sdraio e ombrelloni; ci sono anche dei lettini messi un po' più indietro, che stanno sull'erba e sono ombreggiati dalla macchia.

La spaiggia libera è tutta intorno al quadratino di spiaggia attrezzata, ed è composta da sassi di medie dimensioni, ammassati insieme a formare una spiaggia. Ai margini invece ci sono gli scogli veri e propri.La pineta è molto comoda, sporattutto per chi tollera poco il sole e per le famiglie con bambini e nonni al seguito: qui si può stare all'ombra, schiacciare un pisolino o dare vita ad un pranzo da spiaggia all'italiana, di quelli con la peperonata, le lasagne al ragù e la zuppa inglese.

Nella spiaggia attrezzata non ci sono mai stata, non mi interessa spendere soldi per una cosa che si può avere gratis...Per quanto riguarda la spiaggia libera devo dire che il mare è molto bello, limpido e pulito, ma i sassi non sono proprio il massimo della comodità.
Sono scomodi, è difficile trovarne uno che sia abbastanza grande e piatto per potersi sdraiare, e ci vuole un certo equilibrio per muovercisi sopra. E poi essendo molto vicina alla spiaggia attrezzata è sempre piena di gente, di bambini rumorosi, di casino insomma...
Però andando sugli scogli la situazione migliora, sono un po' più comodi, e c'è meno gente e meno confusione.
Insomma, la spiaggia è bella ma non è il massimo, in zona c'è molto meglio, ma questa è comoda da raggiungere, sia per il parcheggio che per l'accessibilità, sicuramente migliore rispetto agli scogli del Romito, ma non altrettanto comoda per starci (a meno che non andiate in quella attrezzata ma io ve la sconsiglio, anche per i prezzi...)
Però il panorama è comunque bellissimo, tutto intorno c'è la macchia mediterreanea che ricopre le colline di verde e raggiunge il mare, qua e la qualche bella e segreta villa, Castiglioncello in lontananza e davanti il mare con le isole...

Apro una parentesi:
L'estate il bar del fortullino diventa un punto di ritrovo dei giovani, il giovedì sera si trasforma in una specie di disco-bar sulla spiaggia. Il piazzale si riempie di gente, si balla, si beve, ci si pesta i piedi... io non amo molto queste serate, la musica mi fa schifo c'è troppa gente, troppo casino e il dj è sinceramente sconfortante. Possiede un solo disco, una compilation-accozzaglia dance/revival/commerciale, che mette tutte le sere da 3 o 4 anni, con le stesse canzoni nello stesso ordine, e fa anche finta di mettere i dischi!
Chiusa parentesi.

al Mare sugli scogli di Calafuria, Livorno


Ecco qui un'altra delle mie spiagge scogliose, forse quella che preferisco più di tutte e dove vado al mare più spesso!Anche questa si trova lungo la scogliera del Romito, tra Livorno e la frazione di Quercianella, per la precisione all'altezza della torre di Calafuria.


Per arrivare qui dovete scendere da Livorno in direzione sud, quando vedete la torre di Calafuria con accanto l'omonimo bar-ristorante-discoteca fermatevi, ci siete.La macchina va lasciata lungo la strada, se non arrivate presto la mattina voi e la vostra macchina siete spacciati, per arrivarci sono vivamente consigliati motorini, bici, bus e piedi.
A questo punto scavalcate il guardrail e trovate uno dei tanti sentierini che portano giù agli scogli, sono abbastanza facili da percorrere e non troppo pericolosi, ma purtroppo non sono proprio accesibili a disabili, bambini molto piccoli e nonnine da spiaggia.Una volta arrivati agli scogli si gode di una vista meravigliosa: il mare blu con le isole all'orizzonte, e le colline livornesi, verdi di macchia, che corrono a picco verso il mare e in fondo si trasformano in scogli ampi, lisci e piatti.
Il tratto di mare è molto frequentato soprattutto nei weekend, ma un posto si trova quasi sempre.


Lo scoglio non è comodo e agevole come una spiaggia di sabbia, qualcuno si lamenta che è duro, che ha i bozzi, che non si può piantare l'ombrellone, ma vi assicuro che il posto è di una bellezza sconcertante e alle scomodità ci si passa sopra. L'ombrellone non è indispensabile, la sdraio nemmeno, e gli scogli sono così lisci e piatti che non sono poi così scomodi.
L'acqua è bellissima, pulita e trasparente, ed è subito fonda, non scende lentamente come una spaiggia, ottima per i tuffi, ma la conformazione particolare degli scogli screa una serie di piccole vasche e canali di basso livello collegati al mare dove si possono bagnare anche i pochi sfortunati che non sanno nuotare o hanno paura dell'acqua alta e degli scogli. Però vi assicuro che fare il bagno qua non è affatto pericoloso, ovviamente in condizioni normali, se c'è mareggiata morirete quasi sicuramente spiaccicati su uno scoglio.
Il fondale roccioso è ricchissimo di vita, e questo rende Calafuria una meta molto frequentata dai subaquei di tutta Italia.

La spiaggia è libera, non attrezzata e totalmente gratuita (come è giusto che sia), l'unica concessione alle comodità è che ogni tanto passa il mitico omino dei gelati.



Come vi ho già detto la costa del Romito è bellissima, ci sono dei posti per andare al mare spettacolari e davvero inaspettati, Livorno è molto sottovalutata dagli italiani, ma i Tedeschi si sa che hanno fiuto per i posti belli e sconosciuti, infatti stanno scoprendo il tratto di costa livornese e sono ogni anno di più.
Questo è sicuramente uno dei tratti di costa più suggestivi, è ancora un luogo molto selvaggio e poco o mulla modificato dalla mano dell'uomo.
Dovete proprio venirci!

Cala del Leone, Livorno

Questa spiaggia di Livorno la conosco benissimo, ci sono andata al mare tante di quelle volte, da quando avevo 14 anni ad ora... è una delle mie spiagge preferite! Quando ero adolescente andavo sempre e solo alla Cala (è uno dei posti più in tra i giovani livornesi), negli ultimi anni giro anche altri posti, ma ogni tanto alla Cala ci torno sempre!

Nel titolo ho scitto che la Cala del Leone è una spiaggia estrema, ed ora vi spiego perchè... in pratica non c'è niente di semplice qua, ma è un posto bellissimo e vale la pena sbattersi un po'.
Per arrivarci prendete il Romito da Livorno in direzione sud, passate il ponte di Calignaia, passate il ristorante romito e arrivate fin quasi a Quercianella: prima di Quercianella c'è una curva stretta, e sulla sinistra un mini-parcheggio sterrato: qui c'è la Cala del Leone.
Da lì sopra la strada non potete vederla, perchè tipo 30 metri più in basso, in fondo alla scogliera, ma vi accorgerete di essere arrivati grazie alle centinaia di motorini parcheggiati e al via vai di gente che oltrepassa il guardrail.
Ecco, scavalcate il guardrail, e eventualmente pedinate qualche livornese più esperto: troverete un sentiero (ma sentiero è una parola grossa) che scende lungo la scogliera fino a raggiungere la spiaggia.
La discesa è abbastaza ripida e pericolosa, attenzione a non scivolare, potreste anche spiaccicarvi! per fortuna nel primo tratto c'è la macchia, se si cade ci si può sempre abbarbicare ad un leccio o ad un ginepro, ma nell'ultimo tratto si tratta di una vera e propria scalata sulla roccia nuda!

Una volta arrivati in fondo illesi vi siete meritati il panorama: una spiaggia a mezza luna, circondata da una scogliera altissima, con la ferrovia alle spalle e davanti un mare pulito e cristallino.
La sabbia non è molto fine ed è piuttosto scura, la scogliera è orientata in modo che da dopo mezzogiorno non faccia più neanche un centimetro di ombra... il sole si riflette sulla sabbia scura e si fa cocente, armatevi di protezione solare!
La spiaggia è grande, ma sempre molto affollata, vi consiglio di arrivare presto per accaparrarvi uno dei posti più vicini alla riva, e così trovate pure parcheggio, visto che dopo una certa ora è impossibile trovarlo nelle vicinanze.

La spiaggia è libera, non attrezzata e non sorvegliata: se volete l'ombrellone e la sdraio dovete portarvela, ovviamente a vostro rischio e pericolo, se vi caricate come un ciuco sardo le probabilità di sfracellarsi nella discesa o nella salita salgono...
La Cala del Leone è un punto di ritrovo estivo della balda gioventù labronica, si viene qua, si prende il sole, si spettegola con le amiche, si fanno i cappottini alle nemiche, si guardano i bei ragazzi che fanno le gare di tuffi...
Di sera non è raro che alla Cala venga organizzata qualche spiaggiata con tanto di falò, musica e vino, e di solito gli sconosciuti che si aggregano alla festa sono i benvenuti.
Dopo aver passato una bella giornata al mare dovete rimettere le gambe in spalla e risalire su fino alla strada, cosa forse più difficile che scendere... ma una volta arrivati su potere sempre pensare al milione calorie che avete bruciato nella risalita e mangiarvi un gelato senza sensi di colpa!

mercoledì 1 settembre 2010

Trattoria da Rocco, Mercato di Sant'Ambrogio, Firenze

Rocco è uno dei posticini che preferisco quando rimango a pranzo fuori, perchè mi permette di mangiare in modo veloce ed economico, ma non è un misero panino da mangiare in piedi, anzi da Rocco si può fare un pasto completo con i piatti semplici della tradizione fiorentina, bere un bicchiere di vino rosso e scambiare qualche chiacchiera con il vicino di tavolo o con lo stesso Rocco, che è simpatico e ciarliero.
Rocco si trova all'interno del mercato di Sant'Ambrogio, in piazza Sant'Amborgio, perciò è aperto soltanto a pranzo e chiude prestino, verso le 14-14.30 tutti fuori perchè deve rispettare gli orari di chiusura del mercato.
Tra l'altro il mercato di sant'Ambrogio è forse il mio preferito di Firenze, meno affollato di San Lorenzo, e con merce anche di maggior qualità (sempre se si parla di carne e ortaggi) quindi un giretto ve lo consiglio proprio.

Rocco non è proprio una trattoria comune, con tavolini, cucina a parte, ecc. diciamo che è più un chiosco ampliato, sembra un vagone del tram, i tavolini sono ai lati, e al centro c'è una stretta corsia libera dove passano i camerieri. La cucina è in fondo al "vagone", separata solo in parte dalla zona dei tavolini, e praticamente è a vista.
Nella corsia centrale c'è anche una specie di carrello (che però non si sposta) che contiene i vassoi pieni di cibo (quello che non è preparato espresso), e quindi si può vedere tranquillamente quello che si sta per ordinare.

L'atmosfera è molto familiare e informale, alle pareti ci sono stampe del passato di Firenze, ricordi e cimeli di un secolo, l'apparecchiatura è un foglio di carta gialla, tovaglioli e bicchieri sono di carta. Come ho detto Rocco attacca bottone con tutti, ride, scherza, canta le canzoni e gli stornelli (a me mi tocca sempre quello sulle donne di porto eheheh) e si arricciola i baffoni con le dita.

Il servizio è velocissimo, in pochi minuti si viene serviti, anche perchè la maggior parte dei piatti sono già pronti, e altrettanto velocemente si mangia e ci si leva di torno, perchè i turni sono serrati, d'altronde non è proprio una trattoria classica, ma direi che è più una trattoria-fast food.
Il vino è il famigerato Dodici di Rocco, bottigliona di rosso da tavola ignorante quanto basta per accompagnare trippa e ribollita, in tavola viene portata la bottiglia (anche già cominciata) e vi servite quanto vi pare, se la finite ve ne portano subito un'altra, tanto viene pagato al litro, ovvero in base a quanto se ne consuma, più onesto di così!

Il menu è semplice e chiaro: tutti i primi costano 3 euro, i secondi 4, i contorni 3 o 2,50 (non mi ricordo bene) e i dolci 2 euro. In questo modo per un pasto completo si va a spendere all'incira sui 15 euro, vino acqua e coperto compresi, davvero poco.

Tutti i piatti sono piatti tradizionali, semplici e poveri della cucina fiorentina: non troverete la bisteccona con l'osso, ma la pappa al pomodoro, la ribollita, minestra di farro, minestra di fagioli, pasta alla carrettiera (la mitica pasta alla carrettiera di Rocco, pesantuccia ma divina!), trippa alla fiorentina, trippa in insalata, spezzatino con le patate, roastbeef, zucchine ripiene di macinato, piselli e pancetta... tutti buonissimi e dal sapore molto casalingo.
I dolci sono semplici e presentati molto bene, ed è possibile anche scegliere un piatto di frutta. Spesso Rocco alla fine il dolcino o la frutta ce lo offre lui :-)Insomma per me è la soluzione perfetta per mangiare cose normali, di tutti i giorni, invece che il solito panino tapino, anche quado sono fuori casa a pranzo e quando ho una certa fretta.

E poi il bello di Rocco è che ti fa sedere accanto a perfetti sconosciuti con cui si attacca subito a chiacchierare, mi è capitato di pranzare con turisti americani e giapponesi, ma anche col capitano della Fiorentina (io da brava ignorante in fatto di calcio non lo sapevo chi era quel bel ragazzo, me l'ha detto Rocco perchè tutti gli facevano le foto col telefonino)!

Come avrete capito io ADORO mangiare da Rocco!Anche se al mio caro Rocco qualche appunto lo devo fare: ultimamente si è sparsa la voce tra i turisti beceri, che cominciano a frequntare Sant'Ambrogio assiduamente (spero che non sia destinato a trasformarsi in un nuovo San Lorenzo...) e Rocco ha ridotto un po' la quantità delle portate nei piatti, prima erano gigantesche, adesso sono normali...E poi Rocco si è tagliato i baffoni alla Vittorio Emanuele!!! A me piaceva tanto quando se li arricciolava col dito! Adesso ha sempre dei bei baffoni folti, ma non ha più quel ricciolo retrò che mi piaceva tanto :-D mannaggia!

(ho pubblicato questo testo anche su Trivago)
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