I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.
Mi riconobbero, e - Ben torni omai -
Bisbigliaron vèr me co 'l capo chino -
Perché non scendi? perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.
Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate
Tue d'una volta: oh, non facean già male!
Anche questa volta l'introduzione colta è d'obbligo! Con questa poesia, "Davanti a San Guido", il Carducci celebra questi cipressi di Bolgheri, il paese dove ha vissuto 10 anni e dove regnava la sua nonna Lucia (lui era di Castagneto, 10 km più in giù!), e racconta anche che da piccino ai cipressi gli tirava le sassate!Questa zona la conosco benissimo, ci sono venuta tante volte fin da bambina, quando in quinta elementare la gita a Bolgheri e Castagneto è d'obbligo, con tanto di recita finale di poesie del Carducci e disegni del celebre viale dei cipressi...
Il viale dei Cipressi collega il borgo di Bolgheri alla via Aurelia, proprio all'altezza dell'oratorio di San Guido, un piccolo eremo a pianta ottagonale veramente interessante costruito nel '700 e dedicato al santo patrono di Bolgheri, Guido Della Gherardesca (ti pareva!) e molto amato anche a Castagneto.Partendo da San Guido si comincia a risalire il viale, per percorrere quei 4 chilometri che portano a Bolgheri.
Io consiglio vivamente di fare la passeggiata a piedi, anche se non c'è il marciapiede il viale è dirittissimo e poco trafficato, è molto difficile venire schiacciati da una macchina, perchè la si vede arrivare parecchio prima e ci si sposta di lato.
Il viale è affiancato da due filari paralleli di cipressi enormi, ormai secolari, molto fitti, ma non abbastanza da non lasciar filtrare oltre lo sguardo.
Già i cipressi rendono il viale suggestivo, ma quello che davvero affascina è il paesaggio che c'è oltre: colline dolci e verdi, gialle, marroni, ocra, un milione di sfumature, coltivate e a viti e ulivi, un paesaggio rilassante e bucolico che fa sognare milioni di turisti... Direi che è l'immagine perfetta del tipico paesaggio toscano che tutti abbiamo in mente: colline, vitigni, oliveti, cipressi, borghi medievali, profumi, colori...
Più oltre poi le colline diventano più alte e si ricoprono di macchia mediterranea, fino a disegnare il profilo dello spartiacque della catena, che segna anche il confine con il comune di Sassetta e quindi con il territorio pisano.
I terreni che affiancano il viale dei Cipressi fanno parte della Tenuta di San Guido, ovvero il pezzo di terreno coltivato a vite più prezioso del mondo: qui si fanno i vini rossi più pregiati in assoluto, ovvero il Sassicaia e l'Ornellaia, il primo forse più famoso e "nobile" del secondo.
Quando uno dei Della Gherardesca (ora non ricordo quale) decise di mettersi a produrre vino rosso sui suoi terreni compresi tra Bolgheri e l'Aurelia (terreni poveri, pieni di sassi e considerati poco adatti alla produzione di vini di qualità) qualcuno tra i suoi amici lo prese in giro dicendogli "ma cosa vuoi che ci cresca su quella sassicaia!". Ebbene, ci crebbe il vino migliore del mondo, e il Della Gherardesca orgogliosamente lo chiamò Sassicaia.




L'Oratorio è stato costruito tra il 1785 e il 1795 sulla base di un precedente oratorio medievale, su progetto di Giuseppe Del Rosso, all'epoca uno degli architetti neoclassici più in voga del momento, per conto della ricca famiglia Dalle Pozze.
L'interno è spettacolare: la chiesa è luminosissima, candida e maestosa, con una bella cupola centrale decorata da maestosi archi decorati, due semicupole posizionate una all'ingresso e una all'abside, e delle colonne corinzie imponenti.
All'interno, dietro l'altare maggiore è conservato il dipinto duecentesco della Madonna dello Spedale, un'immagine miracolosa adorata in tutto il Mugello, di classico stile bizantino. Purtroppo nei secoli il dipinto si è sciupato e ci è stata rimessa mano più volte, adesso non si legge più cosa c'è scritto sul cartiglio del Bambino, ed è un mistero, non lo sa nessuno!All'inizio la chiesa aveva anche una serie di quattro tele che rappresentavano le 4 virtù teologali, ma adesso è rimasta soltanto la temperanza.
Passando dietro all'altare maggiore si raggiunge la sagrestia vecchia, ovvero il nucleo medievale del precedente oratorio, con il suo perimetro irregolare, l'altare originario e il dipinto della cricofissione (questo aggiunto dopo). Nel passaggio è conservata la statua caduta giù dal frontone.